In ricordo di mio zio - La storia della povera Mariuccia
Scritto da elisa Mercoledì 18 Gennaio 2012 12:38

La povera Mariuccia sfortunata
Questa è la storia della povera Mariuccia, orfana dei genitori e adottata a dieci anni da una famiglia di contadini di un non meglio precisato paese della nostra bella Italia. Un tempo, al momento del distacco dall'orfanotrofio (cosa che avveniva intorno ai dieci anni d'età), gli orfani portavano in dote alle famiglie che li adottavano una somma di denaro che doveva servire per il loro mantenimento finché non raggiungessero un'età tale da poter andare a lavorare. Quale fosse questa età non è dato saperlo, ma anche se lo si sapesse per un qualche statuto scritto, siate pur certi che nessuno lo rispettava, anzi…
Chi adottava questi poveri orfanelli lo faceva quasi sempre con l'intento di portare in casa un po' di soldi e poche volte per autentica carità cristiana.
E così anche Mariuccia, raggiunta la fatidica età di dieci anni, età stabilita non si sa da chi e in base a quale criteri, fu adottata da questa famiglia che dicevamo e che di figli piccoli ne aveva già sei. Il primogenito aveva l'età di Mariuccia e si chiamava Primo essendo il primo nato, poi veniva Gaetano di anni 8, cui fu imposto lo stesso nome del nonno paterno, quindi la Rosina, dal nome della nonna materna di anni 7, poi ancora Bice di anni 5, quindi Luigi di anni 3 e l'ultimo appena nato cui fu imposto il nome di Lodovico come il nonno materno.
Era un giorno freddo come quello di questi giorni quando Mariuccia, accompagnata da suor Bernadette, si accomiatò definitivamente dall'orfanotrofio e da coloro che per dieci anni erano stati suoi compagni di vita: le amiche del cuore Lidia e Giacinta, le suore tutte e in particolare suor Maria Luisa, la sua preferita. Pianse lacrime che subito si gelarono al freddo che faceva fuori, aggravando la sua sensazione di gelo fuori e dentro di sé. La donna che la prese per mano la strattonò via quando Mariuccia si girò per guardare un'ultima volta l'austero edificio che era stato la sua dimora per tutto il breve tempo della sua vita ancor giovane. Due furono le cose che poi avrebbe ricordato per il resto della sua vita: le testoline delle sue compagne dietro i vetri delle finestre del primo piano e il loro viso che intuiva triste perché nessuna di loro si sbracciava per salutare come accadde una volta che lei tornò dall'ospedale dove era stata ricoverata per una grave forma di polmonite; e la sgradevole, purtroppo rivelatrice sensazione di essere stata catapultata in un mondo dove in realtà nessuno la voleva se non per il denaro che portava in dote.
[continua]
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Commenti dal Forum
by pcmdo4
mercoledì, 21 marzo 2012 11:13
evvai, gliè tornata la Mariuccia. Erano giorni che mi aggiravo in questo forum come una falena attorno a un lampione spento 

by elisa
lunedì, 19 marzo 2012 18:57
[continua dal precedente]

Ma Fioravante parve non meravigliarsi affatto e, presa la pala, iniziò a crearsi un varco nella neve largo quanto le sue spalle; quando raggiunse la stalla, ritornò indietro e chiamò i tre figli più grandi perché lo aiutassero a mungere; quindi prese il carretto del latte e in quattro e quattr'otto montò le tavole che dovevano fare da slitt; poi, finita la mungitura, caricò i bidoni pieni del latte sul carretto, pronti per essere portati al caseificio.
I ragazzi ritornarono in casa mentre Fioravante rigovernava la stalla pulendola dagli escrementi degli animali, spargendo nuova paglia sul pavimento e riempiendo le greppie di nuovo fieno.
Fu allora la volta dell'Aldina di uscire di casa per andare nel pollaio a distribuire granturco alle galline, poi nel ricovero delle oche ed infine nella porcilaia con il pastone per i maiali. Tutti gli animali si misero a mangiare con grande appetito, grande come quello che scandiva le giornate degli umani. Evidentemente erano tempi di magra per tutti e nessuno, né umano, né animale, ne era esente.
Quando finalmente arrivò l'alba e con essa si diffuse un chiarore abbagliante, Fioravante indossò sui pantaloni di fustagno delle buffe ghette di lana grossa e le fermò con dei lacci sotto gli zoccoli, si avvolse intorno al corpo la capparella di panno pesante, e per ultime, quando era già fuori, fissò agli zoccoli le racchette da neve fatte con un'intelaiatura di legno di pioppo e un intreccio di nervature animali.
Così bardato, fu pronto per trascinare la slitta del latte fino a destinazione.
Mariuccia lo vide allontanarsi lungo la capezzagna che portava all'argine del torrente e farsi sempre più piccolo fino a diventare l'unica macchia scura in tutto quel biancore.
[continua]

Ma Fioravante parve non meravigliarsi affatto e, presa la pala, iniziò a crearsi un varco nella neve largo quanto le sue spalle; quando raggiunse la stalla, ritornò indietro e chiamò i tre figli più grandi perché lo aiutassero a mungere; quindi prese il carretto del latte e in quattro e quattr'otto montò le tavole che dovevano fare da slitt; poi, finita la mungitura, caricò i bidoni pieni del latte sul carretto, pronti per essere portati al caseificio.
I ragazzi ritornarono in casa mentre Fioravante rigovernava la stalla pulendola dagli escrementi degli animali, spargendo nuova paglia sul pavimento e riempiendo le greppie di nuovo fieno.
Fu allora la volta dell'Aldina di uscire di casa per andare nel pollaio a distribuire granturco alle galline, poi nel ricovero delle oche ed infine nella porcilaia con il pastone per i maiali. Tutti gli animali si misero a mangiare con grande appetito, grande come quello che scandiva le giornate degli umani. Evidentemente erano tempi di magra per tutti e nessuno, né umano, né animale, ne era esente.
Quando finalmente arrivò l'alba e con essa si diffuse un chiarore abbagliante, Fioravante indossò sui pantaloni di fustagno delle buffe ghette di lana grossa e le fermò con dei lacci sotto gli zoccoli, si avvolse intorno al corpo la capparella di panno pesante, e per ultime, quando era già fuori, fissò agli zoccoli le racchette da neve fatte con un'intelaiatura di legno di pioppo e un intreccio di nervature animali.
Così bardato, fu pronto per trascinare la slitta del latte fino a destinazione.
Mariuccia lo vide allontanarsi lungo la capezzagna che portava all'argine del torrente e farsi sempre più piccolo fino a diventare l'unica macchia scura in tutto quel biancore.
[continua]
by elisa
giovedì, 01 marzo 2012 08:53
[continua dal precedente]

Mariuccia aprì un occhio e poi l'altro. Le ci volle più di un attimo per rendersi conto di trovarsi in un letto estraneo, su un giaciglio che non era il suo, scomodo e rumoroso perché riempito, avrebbe scoperto poi, di foglie di granturco.
La camera dove si trovava era a malapena rischiarata dal lume a petrolio che l'Aldina aveva lasciato su una cassapanca. Faceva molto freddo, tanto che appena messo fuori dalla coperta un braccio, Mariuccia lo ritirò immediatamente rabbrividendo. E, mentre ancora indugiava non risolvendosi ad alzarsi, vide che altri fantasmini si levavano dai loro lettucci e sveltamente si infilavano i poveri abiti per non essere costretti a battere i denti. Anche Mariuccia allora si fece coraggio e si alzò, non prima di aver recitato a bassa voce la preghiera del mattino.
Quando tutti furono pronti, scesero la scaletta di legno che portava giù in cucina e lì trovarono l'Aldina che aveva già acceso il fuoco e stava scaldando il latte, dopo aver apparecchiato la tavola con una ciotola e una fetta di polenta per ciascuno di loro.
Dallo scuretto aperto, nonostante fosse ancora buio, si vedeva un chiarore che non proveniva dal cielo ma era diffuso su tutta la terra intorno, coprendo i campi e le viti e gli alberi e ogni altra cosa. Era la neve caduta per tutta la notte, soffice, gelata, un manto candido che nell'animo di Mariuccia parve sciogliersi in un cado abbraccio.
Come amava la neve! Le ricordava la volta in cui i servitori del conte Antiseri erano venuti all'istituto con le slitte e avevano portato le orfanelle a pattinare sul laghetto ghiacciato della proprietà. Che giornata memorabile fu quella! Non avrebbe mai potuto dimenticarla per il resto della sua vita: i capitomboli, le risate, il pizzicore dell'aria gelida sulle guance, l'ebbrezza di acquistare velocità sui pattini, lo scoprire quanto in realtà fosse facile stare su due lame e poi…e poi la colazione offerta dalla contessa alle orfanelle nel casino di caccia, davanti a un maestoso camino acceso e con una tavola enorme imbandita con le più deliziose e succulente cibarie che le fosse mai capitato di assaggiare.
Fantasticava con la mente la fanciulla e, fantasticando, un sorriso estatico le si era stampato sul volto. Fu con quel sorriso che si volse a rispondere all'Aldina che la chiamava per servire in tavola. Si dispose dunque di buon grado a fare quanto le era stato chiesto, sedendosi per ultima dopo essersi assicurata di aver servito tutti.
La neve l'aveva disposta all'umore migliore e assaporò il latte con la polenta come fossero le leccornie della contessa. Finito che ebbero di mangiare, Fioravante si alzò e, indossata la mantella e calzati gli zoccoli, fece per uscire sull'aia ma si trovò di fronte un basso muro di neve. Doveva esserne caduta non meno di mezzo metro, evento non frequentissimo a quelle latitudini.
[continua]

Mariuccia aprì un occhio e poi l'altro. Le ci volle più di un attimo per rendersi conto di trovarsi in un letto estraneo, su un giaciglio che non era il suo, scomodo e rumoroso perché riempito, avrebbe scoperto poi, di foglie di granturco.
La camera dove si trovava era a malapena rischiarata dal lume a petrolio che l'Aldina aveva lasciato su una cassapanca. Faceva molto freddo, tanto che appena messo fuori dalla coperta un braccio, Mariuccia lo ritirò immediatamente rabbrividendo. E, mentre ancora indugiava non risolvendosi ad alzarsi, vide che altri fantasmini si levavano dai loro lettucci e sveltamente si infilavano i poveri abiti per non essere costretti a battere i denti. Anche Mariuccia allora si fece coraggio e si alzò, non prima di aver recitato a bassa voce la preghiera del mattino.
Quando tutti furono pronti, scesero la scaletta di legno che portava giù in cucina e lì trovarono l'Aldina che aveva già acceso il fuoco e stava scaldando il latte, dopo aver apparecchiato la tavola con una ciotola e una fetta di polenta per ciascuno di loro.
Dallo scuretto aperto, nonostante fosse ancora buio, si vedeva un chiarore che non proveniva dal cielo ma era diffuso su tutta la terra intorno, coprendo i campi e le viti e gli alberi e ogni altra cosa. Era la neve caduta per tutta la notte, soffice, gelata, un manto candido che nell'animo di Mariuccia parve sciogliersi in un cado abbraccio.
Come amava la neve! Le ricordava la volta in cui i servitori del conte Antiseri erano venuti all'istituto con le slitte e avevano portato le orfanelle a pattinare sul laghetto ghiacciato della proprietà. Che giornata memorabile fu quella! Non avrebbe mai potuto dimenticarla per il resto della sua vita: i capitomboli, le risate, il pizzicore dell'aria gelida sulle guance, l'ebbrezza di acquistare velocità sui pattini, lo scoprire quanto in realtà fosse facile stare su due lame e poi…e poi la colazione offerta dalla contessa alle orfanelle nel casino di caccia, davanti a un maestoso camino acceso e con una tavola enorme imbandita con le più deliziose e succulente cibarie che le fosse mai capitato di assaggiare.
Fantasticava con la mente la fanciulla e, fantasticando, un sorriso estatico le si era stampato sul volto. Fu con quel sorriso che si volse a rispondere all'Aldina che la chiamava per servire in tavola. Si dispose dunque di buon grado a fare quanto le era stato chiesto, sedendosi per ultima dopo essersi assicurata di aver servito tutti.
La neve l'aveva disposta all'umore migliore e assaporò il latte con la polenta come fossero le leccornie della contessa. Finito che ebbero di mangiare, Fioravante si alzò e, indossata la mantella e calzati gli zoccoli, fece per uscire sull'aia ma si trovò di fronte un basso muro di neve. Doveva esserne caduta non meno di mezzo metro, evento non frequentissimo a quelle latitudini.
[continua]
by elisa
mercoledì, 22 febbraio 2012 09:28
[continua dal precedente]

Nevicò tutta la notte e con la neve giunsero anche i fantasmi nei loro lenzuoli candidi. Attorniarono il giaciglio di Mariuccia come per proteggerla e ognuno di loro bisbigliava qualcosa di incomprensibile. Erano i volti tristi di Lidia, di Giacinta, di suor Maria Luisa e di suor Bernadette. Ma come potevano essere arrivate fin lì, con tutta la neve che già si era accumulata per terra? Mariuccia si agitava, voleva sapere di questa e quell'altra, ma i fantasmi continuavano le loro litanie senza manifestare la minima intenzione di rispondere. Allungò allora una mano per toccare Lidia, la più vicina, ma non incontrò altro che aria: un volto fatto di aria e non di carne. Fu allora che la bambina si svegliò per lo spavento e, rizzatasi sul pagliericcio, riprese coscienza e riconobbe il luogo nel quale si trovava. La cosa fu insieme motivo di dolore e di sollievo, dolore per non essere con le compagne in istituto e sollievo per la paura provata nel sogno. Nei giacigli accanto al suo vide gran parte della sua nuova famiglia dormire placidamente e questo la confortò in qualche modo e riuscì a calmarla. Presto si riaddormentò e questa volta sognò di essere in compagnia delle sue migliori amiche mentre percorreva sentieri ai lati dei quali crescevano bellissimi fiori dai colori accesi e dai profumi inebrianti. Fu un lungo e profondo sonno ristoratore quello che l'accompagnò fin quando una voce imperiosa giunse ai suoi orecchi destandola all'improvviso.
Era l'Aldina che dava la sveglia.
[continua]

Nevicò tutta la notte e con la neve giunsero anche i fantasmi nei loro lenzuoli candidi. Attorniarono il giaciglio di Mariuccia come per proteggerla e ognuno di loro bisbigliava qualcosa di incomprensibile. Erano i volti tristi di Lidia, di Giacinta, di suor Maria Luisa e di suor Bernadette. Ma come potevano essere arrivate fin lì, con tutta la neve che già si era accumulata per terra? Mariuccia si agitava, voleva sapere di questa e quell'altra, ma i fantasmi continuavano le loro litanie senza manifestare la minima intenzione di rispondere. Allungò allora una mano per toccare Lidia, la più vicina, ma non incontrò altro che aria: un volto fatto di aria e non di carne. Fu allora che la bambina si svegliò per lo spavento e, rizzatasi sul pagliericcio, riprese coscienza e riconobbe il luogo nel quale si trovava. La cosa fu insieme motivo di dolore e di sollievo, dolore per non essere con le compagne in istituto e sollievo per la paura provata nel sogno. Nei giacigli accanto al suo vide gran parte della sua nuova famiglia dormire placidamente e questo la confortò in qualche modo e riuscì a calmarla. Presto si riaddormentò e questa volta sognò di essere in compagnia delle sue migliori amiche mentre percorreva sentieri ai lati dei quali crescevano bellissimi fiori dai colori accesi e dai profumi inebrianti. Fu un lungo e profondo sonno ristoratore quello che l'accompagnò fin quando una voce imperiosa giunse ai suoi orecchi destandola all'improvviso.
Era l'Aldina che dava la sveglia.
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