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Aumentare il prelievo fiscale è un errore fatale

Notizie & Mercati - News & Macroeconomia

Aumentare il prelievo fiscale è un errore fatale
Aumentare il prelievo fiscale è un errore fataleL’Italia appare, drammaticamente, sempre più come un paese che sta divorando se stesso ed il proprio futuro, incapace di produrre valore e costretto ad erodere la ricchezza accumulata: le rilevazioni della Banca d’Italia mostrano inequivocabilmente come la capacità di tenuta degli italiani come società ad elevato tasso di risparmio sia messa in grave affanno dalla crisi, che costringe a ricorrere ai risparmi per fronteggiare l’insufficiente sviluppo di occupazione e reddito. Se questo è lo scenario, l’inasprimento della tassazione del risparmio che il Governo è intenzionato ad includere nella manovra di finanza pubblica per il prossimo triennio appare quanto mai inopportuno.
Elevare dal 12,5 al 20 per cento l’aliquota della cedolare secca sul risparmio potrebbe essere una scelta accettabile, se ciò fosse parte di una più generale revisione del sistema fiscale finalizzata ad una maggiore omogeneità tra le aliquote sulle varie tipologie di reddito. Tuttavia, considerata l’elevata pressione fiscale italiana, ciò sarebbe possibile solo accompagnando all’aumento dell’aliquota sui redditi da capitale una contestuale diminuzione delle altre imposte sui redditi da lavoro dipendente, autonomo e d’impresa. Non è quanto sta avvenendo, essendo la riforma dell’imposizione delle diverse forme di reddito affidata ad un disegno di legge delega, mentre i provvedimenti sul risparmio produrrebbero i loro effetti giuridici ed economici nel breve periodo.
Aumentare il prelievo fiscale è un errore fataleAncora, la decisione del Governo di procedere al quadruplicamento dell’imposta di bollo sui depositi titoli, portandola a 120 euro annui, rappresenta una ingiustificata vessazione a carico dei risparmiatori. Trattandosi di un balzello in somma fissa, che prescinde quindi dalla consistenza del portafoglio di titoli posseduti, la misura finisce con l’intaccare pesantemente non solo il rendimento nominale degli impieghi del risparmio, ma anche quello reale dei piccoli risparmiatori, configurandosi come una vera e propria patrimoniale a loro carico. In un periodo storico caratterizzato da tassi d’interesse molto bassi, spesso inferiore a quello di inflazione, la super-imposta di bollo finirà col produrre – per i piccoli e piccolissimi risparmiatori -  rendimenti reali ancor più marcatamente negativi, penalizzando quel risparmio che è alla base della crescita di lungo periodo di un paese, e che la nostra Costituzione esplicitamente tutela, all’articolo 47. Una tale imposta si configura quindi non solo come una vera e propria patrimoniale, ma addirittura come una riedizione moderna di “testatico”, l’imposta capitaria medievale, la forma più regressiva ed odiosa di imposizione. In questo senso la versione ufficiale della manovra, contenuta nel testo inviato al Quirinale, rappresenta un ulteriore ed ancora più grave forma di accanimento nei confronti del piccolo risparmio, con un’imposta di bollo sui dossier titoli che dal 2013 sale a 380 euro per importi eccedenti i 50.000 euro, con uno sconcertante “gradone”.
Anche la scelta di mantenere la cedolare secca sui titoli di Stato al 12,5 per cento in luogo del nuovo e più elevato livello del 20 per cento rappresenterebbe una inopportuna discriminazione a favore del deficit pubblico e a scapito degli impieghi nel privato: si tratterebbe di una misura evidentemente distorsiva (disincentiverebbe gli investimenti nei settori che più contribuiscono a ”fare” il PIL), volta illusoriamente ad agevolare il classamento dei titoli di Stato presso i risparmiatori italiani.
Gli estensori di questo appello invitano il governo e le forze politiche a riflettere sull’opportunità delle misure in esame. I conti pubblici italiani hanno bisogno di interventi severi di riduzione di spesa, possibili e opportuni intervenendo nelle sacche di inefficienza e rendita che in essa si annidano: eludere i sacrifici e illudersi di “fare cassa” inasprendo la tassazione del risparmio sarebbe un errore fatale per le prospettive di crescita del Paese. fonte
- Benedetto Della Vedova, capogruppo di FLI alla Camera dei Deputati e presidente di Libertiamo;
- Mario Seminerio, economista e titolare del blog Phastidio.net;
- Ugo Arrigo, docente di Finanza Pubblica presso l’Università Bicocca di Milano;
- Alessandro De Nicola, avvocato ed editorialista del Sole 24ore

"Davanti a tanta eccellenza la mia opinione sarebbe superflua."
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