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Banca Libica in Italia... messa sotto controllo.
Scritto da carloscalzotto Lunedì 14 Marzo 2011 13:50
Notizie & Mercati - News & Macroeconomia
In relazione all’evoluzione della crisi libica, in linea con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 26 febbraio 2011, il Consiglio UE ha disposto, con i regolamenti n. 204/2011 e n. 233/2011, misure di congelamento, in data 11 marzo 2011, nei confronti, tra gli altri, della Banca Centrale Libica (BCL) e della Libyan Foreign Bank (LFB).Tali soggetti risultano controllanti e principali finanziatori di Banca UBAE Spa di Roma.
In relazione a ciò, la Banca d’Italia, con provvedimento del 12 marzo 2010, assunto in via di urgenza, ha disposto la sospensione degli organi con funzioni di amministrazione e di
controllo di Banca UBAE e la sottoposizione della stessa alla gestione provvisoria, ai sensi dell’art. 76 del d.lgs. 385/93 (TUB). Sono stati nominati commissari il dott. Vincenzo Cantarella e il dott. Maurizio Losavio, che si sono insediati in data 14.3.2011.
La gestione della banca è affidata agli organi straordinari, che operano sotto la supervisione della Banca d’Italia, tenendo conto delle indicazioni del Comitato di Sicurezza Finanziaria.
Il provvedimento è volto a presidiare la gestione di Banca UBAE, con specifico riguardo all’esigenza di assicurare il rispetto delle misure internazionali; la banca prosegue regolarmente la propria attività.
( Banca d'Italia)
...
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Commenti dal Forum
by balrock
giovedì, 25 agosto 2011 20:37
"Fabio Ferrantino" wrote:
Bah, sarò il solito cinico, scettico, ma la guerra va' avanti da oltre 5 mesi e non v'era alcun segno di cedimento da parte del regime di Gheddafi. Di colpo, una mattina, il regime pare per cadere, guerra in centro a Tripoli, le truppe presidenziali si arrendono, i figli del rais catturati ecc ecc ecc.
Ripeto, forse sono io, ma tutta questa storia è nata costruita a tavolino, a dispetto di quanto illustrato dai media e dai nostri mezzi di informazione (tg su tutti), e sta per concludersi in modo pre-pianificato a tavolino. E i tg e tutta la massa di pecore davanti alla tv a credere a ste porcherie.... mah .....
Ripeto, forse sono io, ma tutta questa storia è nata costruita a tavolino, a dispetto di quanto illustrato dai media e dai nostri mezzi di informazione (tg su tutti), e sta per concludersi in modo pre-pianificato a tavolino. E i tg e tutta la massa di pecore davanti alla tv a credere a ste porcherie.... mah .....
DI DEBORA BILLI
petrolio.blogosfere.it
Considero prive di ogni sostanza le notizie ufficiali che arrivano dalla Libia da tre giorni a questa parte, quindi non ho potuto commentarle. D'altra parte, voci nella notte, twitter di ignoti, telefonate del cuggino da Tripoli, pur interessanti e significativi, non hanno a loro volta alcuna presunzione di certezza.
Io sono così sciocca da credere ancora nei giornalisti. E così ho aspettato, e ravanato faticosamente in Rete.
Primo reperimento, la BBC. Mi limito a tradurre alcuni brani di questo articolo, dal titolo "Conflitto in Libia: fatti o finzioni?"
Non è stata la prima volta che abbiamo visto certe immagini del figlio di Gheddafi Saif-Al-Islam - se ne stava in piedi su un camion fuori dal compound del padre martedì, sorridendo e mostrando il pugno.
Ma queste immagini sono strane perché, domenica, i ribelli avevano annunciato di aver arrestato il successore del leader libico(*).
Queste immagini mettono a rischio la credibilità dei ribelli e danneggiano quella dell'International Criminal Court e provano, qualora qualcuno avesse ancora dubbi, che questa è una guerra mediatica.
E' una guerra di percezione e di informazione. (...) E' significativo che gli aiutanti di Saif al-Islam sono andati direttamente al Rixos Hotel per svegliare i giornalisti e dimostrare che era ancora libero.
E un articolo dall'Associated Press dice:
Saif-Al-Islam (all'Hotel Rixos) mi ha detto:"Vi state perdendo una grande storia. Venite con me, vi mostrerò i punti più caldi di Tripoli."
Un gruppo di giornalisti è saltato in una seconda macchina, e lo abbiamo seguito insieme ai suoi soldati, nel buio attraverso la città. Sembrava fiducioso e sicuro, e aveva un messaggio da mandare: Gheddafi è ancora al suo posto, ancora combatte e ancora ha i suoi sostenitori. Poi siamo tornati all'hotel.
Non sappiamo come finirà, e vediamo poco di quello che accade. Posso raccontarvi una storia su giornalisti intrappolati, ma la vera storia di cosa sta accadendo il Libia è là fuori. Sfortunatamente, non possiamo raccontarvela.
(E allora CHI ce la sta raccontando?)
Poi anche l'Huffington Post:
Ma seriamente, gente, cosa è successo al giornalismo? (...) Sembra che i media occidentali siano diventati il braccio della propaganda dei ribelli. O forse è solo pigrizia terminale.
Diverse settimane fa i ribelli hanno ammazzato il loro comandante militare, pare per via del fatto che fosse della tribù sbagliata. Non abbiamo mai avuto una spiegazione, e le domande dei media sono state fermate.
Mesi fa, alcuni reporters a Bengasi hanno notato che i Jihadisti dell'Est che erano stati ad ammazzare americani in Afghanistan stavano tornando in Libia per fornire ai dilettanti ribelli un po' di preparazione professionale. Avete sentito qualche giornalista parlarne? Come entreranno costoro nel governo nazionale? E cosa dire di quelle operazioni coperte, mercenarie, che preparano e forse guidano le milizie?
Gli esperti di intelligence di Washington si sono chiesti come prevenire che il nuovo governo "venda" armi ad Al Qaida in futuro. Ma non si chiedono perché dovremmo preoccuparci di Al Qaida che compra armi da un governo, quando Al Qaida potrà essere parte di quel governo che possiede le armi.
Noi serviamo il pubblico riportando solo quello che sappiamo e abbiamo confermato come vero. Si chiama integrità giornalistica. La quale è a quanto pare andata persa - e non solo alla Fox, ma in tutta la stampa mainstream mondiale. Vergogna.
Non c'è molto altro, appunto, nei media mainstream. Vorrei aggiungere solo due parole sulla stampa nostrana: La Repubblica sta facendo un lavoro indecente, che va oltre persino il concetto di propaganda, con "i cecchini del rais sparano ai bambini" è scesa a livelli che neanche in nord Corea o ai tempi del maccartismo. Qualcuno critica anche Il Fatto, dove mi capita talvolta di scrivere. C'è una differenza importante: sul Fatto sono possibili i commenti (cosa che Repubblica impedisce), e se li leggete scoprite con sbalordimento quanto la gente sia infuriata verso quella che percepisce come vergognosa guerra di propaganda. Il Fatto se ne è accorto, e ha moderato un po' i titoloni scandalistici. Gocce nel mare.
(*) La BBC, che ha una dignità giornalistica, non chiama Gheddafi "il rais".
***********************************************
Fonte: http://petrolio.blogosfere.it/2011/08/u ... zioni.html
24.08.2011
lunedì, 22 agosto 2011 12:08
Bah, sarò il solito cinico, scettico, ma la guerra va' avanti da oltre 5 mesi e non v'era alcun segno di cedimento da parte del regime di Gheddafi. Di colpo, una mattina, il regime pare per cadere, guerra in centro a Tripoli, le truppe presidenziali si arrendono, i figli del rais catturati ecc ecc ecc.
Ripeto, forse sono io, ma tutta questa storia è nata costruita a tavolino, a dispetto di quanto illustrato dai media e dai nostri mezzi di informazione (tg su tutti), e sta per concludersi in modo pre-pianificato a tavolino. E i tg e tutta la massa di pecore davanti alla tv a credere a ste porcherie.... mah .....
Ripeto, forse sono io, ma tutta questa storia è nata costruita a tavolino, a dispetto di quanto illustrato dai media e dai nostri mezzi di informazione (tg su tutti), e sta per concludersi in modo pre-pianificato a tavolino. E i tg e tutta la massa di pecore davanti alla tv a credere a ste porcherie.... mah .....
by puntog
domenica, 21 agosto 2011 23:27
si sta per scrivere la parola fine
..speriamo di non dover cominciare ad aprire post per crisi in medio oriente (vedi Israele e Siria) 
Tripoli in festa accoglie i ribelli
Si sgretola il regime di Gheddafi
"Catturati i figli del Colonnello"
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/416366/
..speriamo di non dover cominciare ad aprire post per crisi in medio oriente (vedi Israele e Siria) 
Tripoli in festa accoglie i ribelli
Si sgretola il regime di Gheddafi
"Catturati i figli del Colonnello"
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/416366/
by puntog
lunedì, 01 agosto 2011 13:38
SIRIA: GB APRE A INTERVENTO MA LA NATO DICE NO
AGI) - Roma, 1 ago. - Ad Hama non si ferma il massacro delle forze di sicurezza siriane, mentre la comunita' internazionale comincia ad interrogarsi sulla possibilita' di un intervento militare in Siria e l'Unione europea ha chiesto alle Nazioni Unite di assumere "una posizione chiara" per porre fine alle violenze. Dopo la mattanza di ieri, 136 morti tra cui donne e bambini, nel primo giorno del mese sacro del Ramadan, i blindati del presidente Bashar el Assad sono tornati a sparare nella citta' ribelle a 200 chilometri a nord di Damasco dove oggi si contano almeno 4 vittime civili.
Mosca, tradizionale alleato di Damasco, ha rotto il silenzio e ha chiesto che "l'uso della forza contro i civili" cessi immediatamente.
Ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini ha chiesto alle Nazioni Unite "una riunione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza per prendere una posizione molto ferma" sulla Siria, richiesta avanzata anche dalla Germania, mentre la Gran Bretagna, per voce del ministro degli Esteri Wiliam Hague, ha ipotizzato per la prima volta, quanto escluso finora dagli altri Paesi occidentali, che un intervento militare per fermare la sanguinosa repressione in Siria non sia "una remota possibilita'". Hague ha precisato che servirebbe, come con la risoluzione 1973 sulla Libia, il via libera dell'Onu.
Dalla Nato pero' arriva un primo stop. A differenza della Libia in Siria "non ci sono le condizioni" per un intervento armato dell'Alleanza, ha dichiarato, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen, in un'intervista al quotidiano francese di Montpellier 'Midi Libre'. "In Libia non solo conduciamo un'operazione su un chiaro mandato dell'Onu (la risoluzione 1973, ndr) ma abbiamo anche il sostegno dei Paesi vicini. Queste sono due condizioni che non sussistono in Siria anche se ovviamente condanno le violenze nel Paese", ha spiegato Rasmussen.
Il portavoce dell'Alto rappresentante Ue per la politica estera Catherine Ashton ha fatto sapere invece che l'Unione Europea annuncera' oggi una estensione delle sanzioni gia' in vigore, quali restrizioni ai viaggi e congelamento dei beni, ad altre figure di spicco del regime siriano.
Intanto, sul fronte interno, e' arrivato il macabro elogio del presidente siriano Bashar al-Assad alle sue truppe per aver "sconfitto il nemico", all'indomani della carneficina delle forze di sicurezza a Hama, durante un discorso pronunciato in occasione del 66mo anniversario della fondazione dell'esercito.
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201108011411-est-rt10158-siria_gb_apre_a_intervento_ma_la_nato_dice_no
AGI) - Roma, 1 ago. - Ad Hama non si ferma il massacro delle forze di sicurezza siriane, mentre la comunita' internazionale comincia ad interrogarsi sulla possibilita' di un intervento militare in Siria e l'Unione europea ha chiesto alle Nazioni Unite di assumere "una posizione chiara" per porre fine alle violenze. Dopo la mattanza di ieri, 136 morti tra cui donne e bambini, nel primo giorno del mese sacro del Ramadan, i blindati del presidente Bashar el Assad sono tornati a sparare nella citta' ribelle a 200 chilometri a nord di Damasco dove oggi si contano almeno 4 vittime civili.
Mosca, tradizionale alleato di Damasco, ha rotto il silenzio e ha chiesto che "l'uso della forza contro i civili" cessi immediatamente.
Ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini ha chiesto alle Nazioni Unite "una riunione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza per prendere una posizione molto ferma" sulla Siria, richiesta avanzata anche dalla Germania, mentre la Gran Bretagna, per voce del ministro degli Esteri Wiliam Hague, ha ipotizzato per la prima volta, quanto escluso finora dagli altri Paesi occidentali, che un intervento militare per fermare la sanguinosa repressione in Siria non sia "una remota possibilita'". Hague ha precisato che servirebbe, come con la risoluzione 1973 sulla Libia, il via libera dell'Onu.
Dalla Nato pero' arriva un primo stop. A differenza della Libia in Siria "non ci sono le condizioni" per un intervento armato dell'Alleanza, ha dichiarato, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen, in un'intervista al quotidiano francese di Montpellier 'Midi Libre'. "In Libia non solo conduciamo un'operazione su un chiaro mandato dell'Onu (la risoluzione 1973, ndr) ma abbiamo anche il sostegno dei Paesi vicini. Queste sono due condizioni che non sussistono in Siria anche se ovviamente condanno le violenze nel Paese", ha spiegato Rasmussen.
Il portavoce dell'Alto rappresentante Ue per la politica estera Catherine Ashton ha fatto sapere invece che l'Unione Europea annuncera' oggi una estensione delle sanzioni gia' in vigore, quali restrizioni ai viaggi e congelamento dei beni, ad altre figure di spicco del regime siriano.
Intanto, sul fronte interno, e' arrivato il macabro elogio del presidente siriano Bashar al-Assad alle sue truppe per aver "sconfitto il nemico", all'indomani della carneficina delle forze di sicurezza a Hama, durante un discorso pronunciato in occasione del 66mo anniversario della fondazione dell'esercito.
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201108011411-est-rt10158-siria_gb_apre_a_intervento_ma_la_nato_dice_no
by puntog
domenica, 31 luglio 2011 23:21
31/07/2011 - SIRIA/ LA CITTA' ERA STATA TEATRO DI MANIFESTAZIONI CONTRO IL REGIME
Cannonate sulla folla, strage ad Hama
Gli attivisti: "Almeno cento morti"
Il regime attacca la città martire
Sdegno del mondo: "Fermatevi"
Da Frattini un appello all'Onu
Ma Cina e Russa restano fredde
Ha i numeri di un vero e proprio massacro il bilancio dell’offensiva contro i manifestanti anti-governo lanciata oggi dalle forze di Damasco, proprio alla vigilia dell’inizio del mese di Ramadan. I gruppi per i diritti umani parlano di oltre 136 morti, principalmente ad Hama, la città martire contro cui oggi all’alba l’esercito siriano ha lanciato l’attacco con i tank e l’artiglieria pesante, uccidendo almeno 100 persone.
Ma vittime dell’offensiva sono state registrate anche a Harak, nella provincia di Daraa, dove sono state uccise diverse persone, tra le quali una bambina di tre anni. Mentre sono almeno 19 le persone rimaste uccise, e decine i feriti, nella città orientale di Deir el Zour. Due persone sono state uccise nella città di Idlib, nel nord del paese.
I tank di Damasco sono entrati in azione anche nel quartiere periferico di Damasco di Moadamiyya, e le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni in un altro quartiere della capitale, quello di Daraya, dove un migliaio di persone sono scese in piazza per protestare contro il regime e dimostrare il sostegno alle città sotto attacco militare. E in un altro quartiere di Damasco, Zabadany, otto soldati hanno defezionato dall’esercito.
Davanti al massacro sono arrivate reazioni indignate da tutto il mondo. L’offensiva militare iniziata all’alba ad Hama, secondo gli Stati Uniti, è un segno che il regime è «disperato». Le autorità siriane, ha detto un funzionario dell’ambasciata Usa di Damasco, «pensano di poter prolungare la loro esistenza ingaggiando una guerra aperta contro i loro stessi cittadini». Quella messa in atto dai tank siriani è un’ «orribile repressione», secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini che sollecita una «riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu» . «Rivolgo un forte appello per la cessazione immediata delle violenze contro i civili», ha aggiunto il titolare della Farnesina, augurandosi che in Siria «si possa giungere ad una soluzione della crisi», attraverso «l’attuazione delle riforme» e «l’avvio di un dialogo inclusivo». Frattini ha chiesto alle Nazioni Unite «una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza per prendere una posizione molto ferma» sulla Siria.
Si dice «inorridito» il ministro degli esteri britannico William Hague, secondo il quale tanta violenza «non ha giustificazione», mentre tornano a chiedere un «deciso intervento del consiglio di sicurezza dell’Onu», che fino ad ora non si è mai espresso, Parigi e Berlino. Il ministro degli esteri francese Alain Juppè ha definito «particolarmente inaccettabile alla vigilia del Ramadan», ciò che è accaduto in Siria. «Ora più che mai - ha aggiunto - la Francia si augura che il Consiglio di sicurezza dell’Onu si assuma le sue responsabilità esprimendosi con forza e sicurezza, coma ha fatto a più riprese il Segretario generale».
Ancora più diretto l’intervento della Germania, che ha avvertito il regime: «se la violenza non si fermerà immediatamente - ha detto il ministro degli esteri Guido Westerwelle - adotteremo nuove sanzioni con i nostri partner europei». Il governo tedesco, ha aggiunto, chiede ad Assad di porre immediatamente fine alle violenze contro i manifestanti pacifici e «resta assolutamente convinto che il consiglio di sicurezza dell’Onu dovrà reagire a questa violenza». Di più: «non fermeremo mai i nostri sforzi - ha assicurato - per convincere gli stati refrattari».
Il riferimento è a Russia e Cina entrambe piuttosto fredde all’idea di misure contro la Siria: Mosca nei mesi scorsi ha ribadito più volte che intende ricorrere al diritto di veto contro ogni risoluzione Onu nei confronti della Siria. Dall’Unione europea invece nuove sanzioni sono già in arrivo. Bruxelles ha annunciato appena due giorni fa che rafforzerà le misure contro la Siria, dopo aver approvato già tre pacchetti di sanzioni contro il regime di Assad. Con il prossimo - il quarto - i 27 allungheranno la lista delle persone colpite dal congelamento dei beni e dei visti.
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/413819/
Cannonate sulla folla, strage ad Hama
Gli attivisti: "Almeno cento morti"
Il regime attacca la città martire
Sdegno del mondo: "Fermatevi"
Da Frattini un appello all'Onu
Ma Cina e Russa restano fredde
Ha i numeri di un vero e proprio massacro il bilancio dell’offensiva contro i manifestanti anti-governo lanciata oggi dalle forze di Damasco, proprio alla vigilia dell’inizio del mese di Ramadan. I gruppi per i diritti umani parlano di oltre 136 morti, principalmente ad Hama, la città martire contro cui oggi all’alba l’esercito siriano ha lanciato l’attacco con i tank e l’artiglieria pesante, uccidendo almeno 100 persone.
Ma vittime dell’offensiva sono state registrate anche a Harak, nella provincia di Daraa, dove sono state uccise diverse persone, tra le quali una bambina di tre anni. Mentre sono almeno 19 le persone rimaste uccise, e decine i feriti, nella città orientale di Deir el Zour. Due persone sono state uccise nella città di Idlib, nel nord del paese.
I tank di Damasco sono entrati in azione anche nel quartiere periferico di Damasco di Moadamiyya, e le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni in un altro quartiere della capitale, quello di Daraya, dove un migliaio di persone sono scese in piazza per protestare contro il regime e dimostrare il sostegno alle città sotto attacco militare. E in un altro quartiere di Damasco, Zabadany, otto soldati hanno defezionato dall’esercito.
Davanti al massacro sono arrivate reazioni indignate da tutto il mondo. L’offensiva militare iniziata all’alba ad Hama, secondo gli Stati Uniti, è un segno che il regime è «disperato». Le autorità siriane, ha detto un funzionario dell’ambasciata Usa di Damasco, «pensano di poter prolungare la loro esistenza ingaggiando una guerra aperta contro i loro stessi cittadini». Quella messa in atto dai tank siriani è un’ «orribile repressione», secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini che sollecita una «riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu» . «Rivolgo un forte appello per la cessazione immediata delle violenze contro i civili», ha aggiunto il titolare della Farnesina, augurandosi che in Siria «si possa giungere ad una soluzione della crisi», attraverso «l’attuazione delle riforme» e «l’avvio di un dialogo inclusivo». Frattini ha chiesto alle Nazioni Unite «una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza per prendere una posizione molto ferma» sulla Siria.
Si dice «inorridito» il ministro degli esteri britannico William Hague, secondo il quale tanta violenza «non ha giustificazione», mentre tornano a chiedere un «deciso intervento del consiglio di sicurezza dell’Onu», che fino ad ora non si è mai espresso, Parigi e Berlino. Il ministro degli esteri francese Alain Juppè ha definito «particolarmente inaccettabile alla vigilia del Ramadan», ciò che è accaduto in Siria. «Ora più che mai - ha aggiunto - la Francia si augura che il Consiglio di sicurezza dell’Onu si assuma le sue responsabilità esprimendosi con forza e sicurezza, coma ha fatto a più riprese il Segretario generale».
Ancora più diretto l’intervento della Germania, che ha avvertito il regime: «se la violenza non si fermerà immediatamente - ha detto il ministro degli esteri Guido Westerwelle - adotteremo nuove sanzioni con i nostri partner europei». Il governo tedesco, ha aggiunto, chiede ad Assad di porre immediatamente fine alle violenze contro i manifestanti pacifici e «resta assolutamente convinto che il consiglio di sicurezza dell’Onu dovrà reagire a questa violenza». Di più: «non fermeremo mai i nostri sforzi - ha assicurato - per convincere gli stati refrattari».
Il riferimento è a Russia e Cina entrambe piuttosto fredde all’idea di misure contro la Siria: Mosca nei mesi scorsi ha ribadito più volte che intende ricorrere al diritto di veto contro ogni risoluzione Onu nei confronti della Siria. Dall’Unione europea invece nuove sanzioni sono già in arrivo. Bruxelles ha annunciato appena due giorni fa che rafforzerà le misure contro la Siria, dopo aver approvato già tre pacchetti di sanzioni contro il regime di Assad. Con il prossimo - il quarto - i 27 allungheranno la lista delle persone colpite dal congelamento dei beni e dei visti.
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/413819/
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