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Il debito pubblico italiano segna un nuovo record
Scritto da Giuseppe Carrillo Martedì 14 Settembre 2010 12:36
The Best Trader - Macroeconomia
Continuano ad addensarsi nuvoloni neri all'orizzonte per il nostro paese. Quest'oggi è uscito l'ultimo rapporto di Bankitalia sui conti del nostro paese:
Le entrate tributarie nei primi sette mesi del 2010 si sono attestate a quota 210,374 miliardi di euro, in calo del 3,4% rispetto ai 217,785 miliardi registrati nello stesso periodo del 2009. Nel solo mese di luglio le entrate, calcolate con il metodo della cassa, sono state pari a 36,225 miliardi (37,905 miliardi a luglio 2009).
Situazione molto critica per quanto riguarda il Debito pubblico Italiano. Secondo i dati di Bankitalia contenuti nel supplemento al Bollettino, lo stock del debito ha raggiunto lo scorso luglio i 1.838,2 miliardi a fronte dei 1.822 miliardi registrati il precedente mese di giugno. A luglio 2009 il debito pubblico ammontava a 1.754,7 miliardi di euro. Stiamo parlando di una crescita del 4,7% del nostro debito pubblico rispetto a luglio 2009 e del 4,3% rispetto a 1.761,229 miliardi di euro con i quali si era chiuso il 2009.
Negli ultimi mesi sembra che si sia intrapresa una strada molto pericolosa per i conti italiani. Spero che nei prossimi mesi il trend cambi altrimenti c'è il rischio di trovarsi in una situazione simile a quella della Grecia.
I numeri sono piuttosto eloquenti:
Debito pubblico a fine 2005 1.512,8 Miliardi di euro
Debito Pubblico a Marzo 2010: 1.797,7 Miliardi di euro
Debito Pubblico a Luglio 2010: 1.838,2 Miliardi di euro
Si tratta di una crescita del debito pubblico del 2,3% nel giro di 4 mesi!
Se poi guardiamo agli ultimi 5 anni la situazione diventa tragica:
Da fine 2005 ad oggi il debito pubblico è cresciuto del 21,5%.
Se poi andiamo a fare il confronto su un altro parametro fondamentale come il rapporto Debito/PIL , la situazione peggiora ulteriormente.
A fine 2007 il Rapporto Debito/ Pil italiano era attorno al 103,4%
A fine 2008 il Rapporto Debito/ Pil italiano saliva al 106,1%
A fine 2009 il Rapporto Debito/ Pil italiano saliva ulteriormente a quota 115,8%.
Secondo i miei calcoli, ipotizzando per il 2010 una crescita del Pil dell'1%, e utilizzando il valore odierno come Debito pubblico a fine del 2010, si arriva a un clamoroso 119,8% di rapporto Debito/Pil.
Inutile girarci attorno, la situazione è critica, servono interventi strutturali immediati e tagli alla spesa pubblica. Bisognerà agire al più presto altrimenti i sacrifici in futuro saranno molto costosi per il popolo italiano.
Link alla discussione nel Forum [5 replies]
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Commenti dal Forum
by paolino
giovedì, 16 settembre 2010 14:13
Si attestano a 450 mila le nuove richieste di sussidio alla disoccupazione relative alla settimana all'11 settembre 2010, in calo di 3.000 unità rispetto al dato precedente rivisto di 453.000 unità (451mila il preliminare). Le attese degli analisti erano per un incremento a quota 460.000 unità. La media delle ultime quattro settimane si è assestata a 464.750 mostrando un decremento di 13.500 rispetto al dato rivisto di 478.250 della settimana precedente. Infine, nella settimana al 4 settembre 2010 le richieste continuative dei sussidi sono risultate pari a 4.485.000 unità, in calo di 84.000 unità rispetto ai 4.569.000 rivisti della settimana precedente. La media delle ultime quattro settimane si è assestata a 4.503.000 dai 4.510.500 rivisti della settimana prima, con un decremento di 7.500 unità.
http://finanza.repubblica.it/News_Detta ... 16&src=TLB
http://finanza.repubblica.it/News_Detta ... 16&src=TLB
by balrock
mercoledì, 15 settembre 2010 21:08
Alberto Susic - mercoledì, 15 settembre 2010 - 21:54
Tornano le vendite sulle Borse europee che già nella seduta di ieri avevano mostrato non poca incertezza. Dopo aver tentato invano di proseguire lungo la via del rialzo, gli indici del Vecchio Continente sono tornati sui loro passi, chiudendo gli scambi in territorio negativo. Il Ftse100 e il Dax30 si sono mossi di pari passo, scendendo rispettivamente dello 0,21% e dello 0,22%, mentre il Cac40 (Parigi: notizie) è rimasto più indietro con un ribasso dello 0,5%.
A pagare il conto più salato è stata Piazza Affari che ha visto il Ftse Mib terminare gli scambi a 20.872 punti, con un calo dello 0,62%, dopo aver toccato un massimo a 21.065 e un minimo a 20.706 punti.
Dopo aver approcciato l'area dei 21.150 punti, l'indice appare piuttosto in difficoltà nella riconquista di area 21.000 e questo ha portato ad un nuovo test del supporto in area 20.700, già raggiunto venerdì scorso.
La tenuta di questo livello è rilevante perchè funzionale ad una ripresa degli acquisti che però dovranno portare al superamento di area 21.000/21.150. Oltre questa fascia di prezzo si apriranno spazi di crescita verso i 21.300 prima e i 21.500 in seguito, con eventuali estensioni rialziste fino ai 21.700 nella migliore delle ipotesi.
Nel breve sarà pertanto importante monitorare la fascia resistenziale dei 21.000/21.150, visto che il mancato superamento di questa porterà a mettere nuovamente sotto pressione il supporto dei 20.700. Il cedimento di questa fascia di prezzo favorirà ripiegamenti più ampi verso i 20.500, sotto cui si sposterà lo sguardo in direzione dei 20.200, prima di un approdo in area 20.000, dove almeno in prima battuta è atteso un ritorno degli acquisti.
Anche la prossima seduta sarà ricca di eventi sul fronte macro americano a partire dalle nuove richieste di sussidi di disoccupazione che dovrebbero attestarsi a 460mila unità, in crescita rispetto alle 451mila della rilevazione precedente.
Per l'indice dei prezzi alla produzione ad agosto si preevede un rialzo dello 0,3%, in salita rispetto allo 0,2% precedente, mentre il dato “core”, depurato cioè delle componenti più volatili quali alimentari ed energia dovrebbe salire dello 0,1% dallo 0,3% precedente.
In agenda anche i flussi netti di capitali esteri, ma ben più rilevante sarà l'indice Philadelphia Fed che in riferimento al mese di settembre dovrebbe attestarsi a 0,5 punti, in recupero rispetto alla lettura precedente fermatasi a -7,7 punti.
Sempre in America è atteso un discorso di Elizabeth Duke, membro votante della Fed.
Novità sono attese anche sul versante societario visto che dopo la chiusura di Wall Street saranno diffusi i risultati degli ultimi tre mesi di Oracle e di Research in Motion, mentre prima dell'avvio degli scambi si conosceranno i numeri trimestrali di FedEx (NYSE: FDX - notizie) .
In Europa sarà diffuso il dato sulla bilancia commerciale che a luglio dovrebbbe mostrare un saldo positivo di 1,3 miliardi di dollari, in frenata rispetto ai 2,4 miliardi della rilevazione precedente.
A Piazza Affari saranno da seguire i titoli del settore petrolifero dopo che le quotazioni dell'oro nero sono calate al di sotto dei 76 dollari al barile.
Tra le blue chips segnaliamo Fiat (Milano: F.MI - notizie) nel giorni in cui si terrà l'assemblea straordinaria per l'approvazione dello spin-off Auto. Le azioni del Lingotto saranno da seguire anche in vista dei dati sulle immatricolazioni di auto in Europa, riferite ai mesi di luglio e agosto.
Da monitorare anche i titoli del risparmio gestito in vista della presentazione da parte di Assogestioni della mappa del risparmio gestito riferita al secondo trimestre di quest'anno.
Sempre domani si riunirà l'assemblea di Cell Therapeutics (CTIC - notizie) per procedere ad alcune nomine e approvare le modifiche statutarie. Prevista una riunione assembleare anche per Mid Industry Capital per deliberare in merito all'adozione del nuobo statuto sociale.
http://it.finance.yahoo.com/notizie/dom ... 8.html?x=0
Tornano le vendite sulle Borse europee che già nella seduta di ieri avevano mostrato non poca incertezza. Dopo aver tentato invano di proseguire lungo la via del rialzo, gli indici del Vecchio Continente sono tornati sui loro passi, chiudendo gli scambi in territorio negativo. Il Ftse100 e il Dax30 si sono mossi di pari passo, scendendo rispettivamente dello 0,21% e dello 0,22%, mentre il Cac40 (Parigi: notizie) è rimasto più indietro con un ribasso dello 0,5%.
A pagare il conto più salato è stata Piazza Affari che ha visto il Ftse Mib terminare gli scambi a 20.872 punti, con un calo dello 0,62%, dopo aver toccato un massimo a 21.065 e un minimo a 20.706 punti.
Dopo aver approcciato l'area dei 21.150 punti, l'indice appare piuttosto in difficoltà nella riconquista di area 21.000 e questo ha portato ad un nuovo test del supporto in area 20.700, già raggiunto venerdì scorso.
La tenuta di questo livello è rilevante perchè funzionale ad una ripresa degli acquisti che però dovranno portare al superamento di area 21.000/21.150. Oltre questa fascia di prezzo si apriranno spazi di crescita verso i 21.300 prima e i 21.500 in seguito, con eventuali estensioni rialziste fino ai 21.700 nella migliore delle ipotesi.
Nel breve sarà pertanto importante monitorare la fascia resistenziale dei 21.000/21.150, visto che il mancato superamento di questa porterà a mettere nuovamente sotto pressione il supporto dei 20.700. Il cedimento di questa fascia di prezzo favorirà ripiegamenti più ampi verso i 20.500, sotto cui si sposterà lo sguardo in direzione dei 20.200, prima di un approdo in area 20.000, dove almeno in prima battuta è atteso un ritorno degli acquisti.
Anche la prossima seduta sarà ricca di eventi sul fronte macro americano a partire dalle nuove richieste di sussidi di disoccupazione che dovrebbero attestarsi a 460mila unità, in crescita rispetto alle 451mila della rilevazione precedente.
Per l'indice dei prezzi alla produzione ad agosto si preevede un rialzo dello 0,3%, in salita rispetto allo 0,2% precedente, mentre il dato “core”, depurato cioè delle componenti più volatili quali alimentari ed energia dovrebbe salire dello 0,1% dallo 0,3% precedente.
In agenda anche i flussi netti di capitali esteri, ma ben più rilevante sarà l'indice Philadelphia Fed che in riferimento al mese di settembre dovrebbe attestarsi a 0,5 punti, in recupero rispetto alla lettura precedente fermatasi a -7,7 punti.
Sempre in America è atteso un discorso di Elizabeth Duke, membro votante della Fed.
Novità sono attese anche sul versante societario visto che dopo la chiusura di Wall Street saranno diffusi i risultati degli ultimi tre mesi di Oracle e di Research in Motion, mentre prima dell'avvio degli scambi si conosceranno i numeri trimestrali di FedEx (NYSE: FDX - notizie) .
In Europa sarà diffuso il dato sulla bilancia commerciale che a luglio dovrebbbe mostrare un saldo positivo di 1,3 miliardi di dollari, in frenata rispetto ai 2,4 miliardi della rilevazione precedente.
A Piazza Affari saranno da seguire i titoli del settore petrolifero dopo che le quotazioni dell'oro nero sono calate al di sotto dei 76 dollari al barile.
Tra le blue chips segnaliamo Fiat (Milano: F.MI - notizie) nel giorni in cui si terrà l'assemblea straordinaria per l'approvazione dello spin-off Auto. Le azioni del Lingotto saranno da seguire anche in vista dei dati sulle immatricolazioni di auto in Europa, riferite ai mesi di luglio e agosto.
Da monitorare anche i titoli del risparmio gestito in vista della presentazione da parte di Assogestioni della mappa del risparmio gestito riferita al secondo trimestre di quest'anno.
Sempre domani si riunirà l'assemblea di Cell Therapeutics (CTIC - notizie) per procedere ad alcune nomine e approvare le modifiche statutarie. Prevista una riunione assembleare anche per Mid Industry Capital per deliberare in merito all'adozione del nuobo statuto sociale.
http://it.finance.yahoo.com/notizie/dom ... 8.html?x=0
by balrock
martedì, 14 settembre 2010 19:44
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AY7SlfNC
Secondo i numeri della Depository Trust & Clearing Corporation, società americana leader nelle statistiche sui derivati, il rischio bancarotta dell'Italia vale 26 miliardi e 121 milioni di dollari. Questo infatti è il valore nozionale dei credit default swap (i derivati che assicurano chi possiede un'obbligazione dal rischio insolvenza) sul nostro paese. Detto in parole più semplici, è la cifra massima che, in caso di bancarotta del nostro Paese, dovranno rimborsare le banche che hanno venduto credit default swap sull'Italia.
Il crack di nessun altro paese (o società privata) renderebbe di più. Il valore totale «polizze anti default» dell'Italia è storicamente il più alto al mondo. Se fossimo in una sala scommesse, sarebbe come dire che è il cavallo che ha il massimo di puntate a sfavore. La semplificazione è brutale ma serve per rendere l'idea. Il mercato dei derivati, su cui la Ue prepara una stretta, ha in realtà un funzionamento molto più complesso di un'agenzia ippica e i fattori in gioco sono molti di più.
Uno di questi è il debito. Più obbligazioni ci sono sul mercato, più è logico che ci si voglia tutelare acquistando un credit default swap. Il fatto che «il rischio paese» dell'Italia sia così alto quindi non è tanto perché il mercato crede che il fallimento sia alle porte (per questo è più efficace riferirsi al prezzo del derivato che è come il premio di una polizza).È più un effetto dell'enorme debito pubblico che grava sul nostro Paese che, come ha certificato la Banca d'Italia, ha toccato a luglio un nuovo record (1.838,2 miliardi di euro). Ma certo questa non è l'unica ragione, se si pensa che il nozionale dei cds sul Giappone, il cui debito pubblico è largamente superiore al nostro, è appena un quinto di quello dell'Italia: 5 miliardi e 231 milioni di dollari.
Il nozionale netto dei cds sul debito italiano è da sempre il più alto al mondo. Stupisce tuttavia il ritmo di crescita. La scorsa settimana era a quota 25 miliardi e 473 milioni, un mese fa 23 miliardi e 276 milioni, mentre un anno fa era circa 5 miliardi inferiore rispetto a quello attuale. Se si guarda il grafico si nota poi una grande distanza rispetto alla Germania, che si piazza al secondo posto della classifica Dtcc. Il nozionale netto tedesco è di 15 miliardi e 276 milioni di dollari. Segue la Spagna con 14 miliardi e 981 milioni, il Brasile con 13 miliardi e 822 milioni e la Francia con 11 miliardi e 991 milioni. Solo al sesto posto troviamo una società privata, l'americana General electric con 11 miliardi e 418 milioni.
Il nostro paese guida anche la classifica per il valore lordo dei cdsche ammonta a oltre 242 miliardi di dollari. La differenza tra lordo e netto sta nel differente modo di conteggiare i contratti. Cioè se A vende a B un derivato che vale 100, il nozionale lordo certificato da Dtcc è 200, perché tiene conto sia della vendita e dell'acquisto. Il valore netto invece è pari a zero perché l'operazione di vendita annulla quella di acquisto.
Il fatto che il nozionale lordo dei cds sia molto alto significa che i derivati sul debito del nostro paese sono molto scambiati. Nei primi sei mesi del 2010 Dtcc ha calcolato che, ogni giorno, sono stati comprati e venduti swap sull'Italia per un valore medio di 575 milioni di dollari. Dietro di noi ci sono tre paesi simbolo della crisi dei debiti sovrani di inizio 2010: Spagna (525 milioni), Grecia (425 milioni), Portogallo (350 milioni). Ironia della sorte segue il paese che, quanto a conti pubblici, è sinonimo di massima stabilità: la Germania (275 milioni).
L'Italia è tra i primi paesi anche per numero di contratti attivi. Sono 6740 le polizze anti default dell'Italia attive. Ci batte solo la Turchia, con 7622, e il Brasile con 11672. La maggior parte dei cds in circolazione in tutto il mondo è quella sui prestiti bancari (18058) e sui Residential mortgage backed securities, titoli garantiti da un insieme di prestiti ipotecari per l'acquisto di case: i prodotti resi tristemente famosi dalla crisi dei mutui subprime.
Secondo i numeri della Depository Trust & Clearing Corporation, società americana leader nelle statistiche sui derivati, il rischio bancarotta dell'Italia vale 26 miliardi e 121 milioni di dollari. Questo infatti è il valore nozionale dei credit default swap (i derivati che assicurano chi possiede un'obbligazione dal rischio insolvenza) sul nostro paese. Detto in parole più semplici, è la cifra massima che, in caso di bancarotta del nostro Paese, dovranno rimborsare le banche che hanno venduto credit default swap sull'Italia.
Il crack di nessun altro paese (o società privata) renderebbe di più. Il valore totale «polizze anti default» dell'Italia è storicamente il più alto al mondo. Se fossimo in una sala scommesse, sarebbe come dire che è il cavallo che ha il massimo di puntate a sfavore. La semplificazione è brutale ma serve per rendere l'idea. Il mercato dei derivati, su cui la Ue prepara una stretta, ha in realtà un funzionamento molto più complesso di un'agenzia ippica e i fattori in gioco sono molti di più.
Uno di questi è il debito. Più obbligazioni ci sono sul mercato, più è logico che ci si voglia tutelare acquistando un credit default swap. Il fatto che «il rischio paese» dell'Italia sia così alto quindi non è tanto perché il mercato crede che il fallimento sia alle porte (per questo è più efficace riferirsi al prezzo del derivato che è come il premio di una polizza).È più un effetto dell'enorme debito pubblico che grava sul nostro Paese che, come ha certificato la Banca d'Italia, ha toccato a luglio un nuovo record (1.838,2 miliardi di euro). Ma certo questa non è l'unica ragione, se si pensa che il nozionale dei cds sul Giappone, il cui debito pubblico è largamente superiore al nostro, è appena un quinto di quello dell'Italia: 5 miliardi e 231 milioni di dollari.
Il nozionale netto dei cds sul debito italiano è da sempre il più alto al mondo. Stupisce tuttavia il ritmo di crescita. La scorsa settimana era a quota 25 miliardi e 473 milioni, un mese fa 23 miliardi e 276 milioni, mentre un anno fa era circa 5 miliardi inferiore rispetto a quello attuale. Se si guarda il grafico si nota poi una grande distanza rispetto alla Germania, che si piazza al secondo posto della classifica Dtcc. Il nozionale netto tedesco è di 15 miliardi e 276 milioni di dollari. Segue la Spagna con 14 miliardi e 981 milioni, il Brasile con 13 miliardi e 822 milioni e la Francia con 11 miliardi e 991 milioni. Solo al sesto posto troviamo una società privata, l'americana General electric con 11 miliardi e 418 milioni.
Il nostro paese guida anche la classifica per il valore lordo dei cdsche ammonta a oltre 242 miliardi di dollari. La differenza tra lordo e netto sta nel differente modo di conteggiare i contratti. Cioè se A vende a B un derivato che vale 100, il nozionale lordo certificato da Dtcc è 200, perché tiene conto sia della vendita e dell'acquisto. Il valore netto invece è pari a zero perché l'operazione di vendita annulla quella di acquisto.
Il fatto che il nozionale lordo dei cds sia molto alto significa che i derivati sul debito del nostro paese sono molto scambiati. Nei primi sei mesi del 2010 Dtcc ha calcolato che, ogni giorno, sono stati comprati e venduti swap sull'Italia per un valore medio di 575 milioni di dollari. Dietro di noi ci sono tre paesi simbolo della crisi dei debiti sovrani di inizio 2010: Spagna (525 milioni), Grecia (425 milioni), Portogallo (350 milioni). Ironia della sorte segue il paese che, quanto a conti pubblici, è sinonimo di massima stabilità: la Germania (275 milioni).
L'Italia è tra i primi paesi anche per numero di contratti attivi. Sono 6740 le polizze anti default dell'Italia attive. Ci batte solo la Turchia, con 7622, e il Brasile con 11672. La maggior parte dei cds in circolazione in tutto il mondo è quella sui prestiti bancari (18058) e sui Residential mortgage backed securities, titoli garantiti da un insieme di prestiti ipotecari per l'acquisto di case: i prodotti resi tristemente famosi dalla crisi dei mutui subprime.
by Yeti
martedì, 14 settembre 2010 16:57
E nessun governo , nè l'attuale nè quelli precendenti hanno mai messo mano alle vere soluzioni.
Però ho visto il grafico del debito pubblico, sapete, i colpevoli hanno un nome e cognome, non ci è piovuto dall'alto così, propinato da un'entità aliena.Guarda un pò, è cominciato con la famigerata CAF (Craxi, Andreotti, Forlani).Ancora mi ricordo un'intervista ad Andreotti, il giornalista gli chiese "Ma il debito pubblico . . . ?" E lui "No, ma non c'è niente da preoccuparsi, la congiuntura internazionale ecc. ecc.,comunque è tutto sotto controllo ecc. ecc."E lui ed i suoi amici rubavano a piene mani nel grande borsone dello Stato.
Quando questo signore se ne andrà all'inferno, da dove probabilmente viene
, avrò come la sensazione che sarà scappato con il bottino, senza essere punito. Un gruzzolo che la sua famiglia deterrà tutt'ora, così come i suoi amici, e che il danno che ci ha procurato a noi italiani ce lo porteremo per generazioni e generazioni.
Però ho visto il grafico del debito pubblico, sapete, i colpevoli hanno un nome e cognome, non ci è piovuto dall'alto così, propinato da un'entità aliena.Guarda un pò, è cominciato con la famigerata CAF (Craxi, Andreotti, Forlani).Ancora mi ricordo un'intervista ad Andreotti, il giornalista gli chiese "Ma il debito pubblico . . . ?" E lui "No, ma non c'è niente da preoccuparsi, la congiuntura internazionale ecc. ecc.,comunque è tutto sotto controllo ecc. ecc."E lui ed i suoi amici rubavano a piene mani nel grande borsone dello Stato.
Quando questo signore se ne andrà all'inferno, da dove probabilmente viene
, avrò come la sensazione che sarà scappato con il bottino, senza essere punito. Un gruzzolo che la sua famiglia deterrà tutt'ora, così come i suoi amici, e che il danno che ci ha procurato a noi italiani ce lo porteremo per generazioni e generazioni.martedì, 14 settembre 2010 13:54
Ciao Giuseppe, ahimè la situazione è davvero triste, ma la cosa ancora più tragica è che qui i nostri "pagliacci" che dovrebbero mandare avanti questo paese pensano ai trans, ai pettegolezzi, alle coalizioni.... davvero, provo una profonda compassione per loro.
A metà novembre del 2009 ho avuto una conversazione con una persona molto preparata in materia economica-finanziaria, dalla speculazione alla politica fiscale. Bene, credo valga la pena riportare quello che fu il mio riassunto telegrafico di questa conversazione.
Bene, a circa 9 mesi di distanza eccoci qua. La degenerazione della politica italiana mi sembra ormai in atto, e il 120% si avvicina a grandi passi. Il dramma? E' essere impotenti dinanzi a questo disastro annunciato...
A metà novembre del 2009 ho avuto una conversazione con una persona molto preparata in materia economica-finanziaria, dalla speculazione alla politica fiscale. Bene, credo valga la pena riportare quello che fu il mio riassunto telegrafico di questa conversazione.
Quote:
[...]Italia debito pubblico in continuo aumento, attenzione al 120%; emissione bond da seguire e controllare partecipazioni alle aste, monitorare nei prossimi mesi stato politica italiana per degenerazione della situazione che avrà forti impatti sulla politica fiscale del paese;[...]
Bene, a circa 9 mesi di distanza eccoci qua. La degenerazione della politica italiana mi sembra ormai in atto, e il 120% si avvicina a grandi passi. Il dramma? E' essere impotenti dinanzi a questo disastro annunciato...
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