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Brasile? No, grazie!
Scritto da Fabio Ferrantino Martedì 23 Marzo 2010 05:12
Titolo indubbiamente provocatorio, ma forse quello del BRIC è ormai solo un vecchio ricordo. La crisi economica ha colpito duro anche i paesi emergenti, rallentando in maniera anche marcata i ritmi di crescita. Il Brasile detiene immense risorse agricole e zootecniche (caffè, cacao, soia, mais, canna da zucchero, bovini), ampi giacimenti d'oro, d'argento e di ferro ed è uno dei più importanti produttori di acciaio e petrolio. Ma l'economia è quindi vulnerabile a causa dalle fluttuazione dei prezzi delle materie prime. Il nostro consiglio è quello di non acquistare.
Perche?
Nonostante la presentazione a carattere economica, la mia è un'analisi di tipo prettamente tecnico e, anzi, tiene anche in poca considerazione la possibile fluttuazione delle commodities. L'indice di San Paolo è in un trend rialzista ben definito dal 1995, nonostante non siano mancate le correzioni anche profonde. L'ultima, quella del 2008, ha fatto segnare circa un -50% dai massimi di pochi mesi prima. E' stato formato un minimo proprio sulla rialzista dinamica di lunghissimo termine (è proprio vero che l'analisi tecnica è solo una fantasia ... ) dal quale poi i corsi sono ripresi. La struttura rialzista di lungo termine sembra chiara: il movimento si è sviluppato in 5 onde rialziste rispettando buoni rapporti tra esse. Anche l'ultima onda, quella appunto partita dal minimo degli inizi del 2009, sembra essere in una struttura quasi ultimata e presenta una forte divergenza ribassista con i massimi del 2008. Si tratterebbe quindi delle ultime subonde di onda 5 di lungo termine. Siamo giunti al test della forte area di resistenza corrispondente ai valori massimi registrati nel 2008. Tutto questo non è da pensare come l'essere sul ciglio di un precipizio; i prezzi potrebbero anche trovare ulteriore spinta ed effettuare un breakout rialzista, ma difficilmente riuscirebbero a sviluppare un movimento rialzista tale da compromettere il quadro di lungo.
Allora? Il consiglio è appunto quello di non acquistre; la borsa offre e presenta sempre molte opportunità ed il Brasile al momento ha una componente rischio troppo elevata. questo non significa che è un mercato da shortare, sia ben chiaro. Suggerisco quindi a chi detiene posizioni rialzista su questo indice di monitorarle da vicino e non lasciare troppo lasco il guinzaglio ... è un cane che scappa facilmente! Chi invece aveva intenzione di entrare sul treno sappia perlomeno che i binari sono a rischio deragliamento ... e non è mai bello essere in carrozza quando capita!
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Il Brasile cambia marcia
Morningstar - 16/08/2011
Il rallentamento delle aree sviluppate si fa sentire sul Sud America, soprattutto tra i paesi che vivono di export di materie prime.
La crisi di Stati Uniti ed Europa continua ad indebolire l’America latina. La fiducia dei consumatori della regione si sta abbassando e, di conseguenza, anche l’attività manifatturiera inizia a tirare qualche colpo a vuoto. Gli effetti secondari sono minori investimenti da parte del settore pubblico e un giro di vite alle assunzioni da parte delle aziende. Il risultato di tutto questo è che l’indice Msci dell’area nell’ultimo mese ha perso l’11,14% (in euro), portando a -21,37% la performance da inizio anno (dati al 15 agosto).
“Una minore crescita delle aree sviluppate sta avendo e avrà l’effetto di un freno sull’attività economica dell’America latina”, spiega uno studio della società di consulenza Thomas White International (Twi). “A sentire il rallentamento saranno soprattutto Messico e Colombia che hanno legami profondi con gli Usa. Per quanto riguarda gli stati che vivono di esportazione di materie prime, il possibile rallentamento della congiuntura globale rappresenterà un ulteriore ostacolo”.
La locomotiva rallenta
Sotto la lente degli operatori c’è sempre il Brasile, anche perché rappresenta la locomotiva dell’intera regione. I segnali di indebolimento economico che arrivano dal paese stanno spingendo gli economisti a rivedere al ribasso le previsioni precedenti. Quelli del Fondo monetario internazionale, che solo a giugno parlavano di un +4% per il 2011, ora preferiscono un più prudente 3,9% e non escludono ulteriori revisioni da qui a fine 2011. Colpa del calo di richiesta di commodity e di materiale industriale che è poi la conseguenza del colpo di freno a livello globale che stanno tirando le economie più sviluppate.
Come previsto la Banca centrale ha aumentato ancora il costo del denaro, ma ha anche avvertito che si prenderà una pausa visto che l’inflazione si sta stabilizzando. “E’ vero che i prezzi al consumo restano al di sopra del tetto fissato dall’istituto centrale”, spiega il report di Twi. “Ma visto l’andamento generale dell’economia, i responsabili della politica economica preferiscono non togliere ossigeno alle famiglie e alle imprese”.
Gli aiuti fiscali
Per prevenire nuovi passi falsi della congiuntura il governo sta mettendo a punto una serie di misure fiscali che diano supporto all’attività industriale. La nuova strategia prevede sgravi fiscali per l’equivalente di 16 miliardi di dollari (in totale) alle aziende che non sono considerate competitive a livello internazionale, finanziamenti a tassi agevolati attraverso le banche controllate dallo stato e prestiti facilitati per chi lavora nell’export.
Nel frattempo verrà rinnovata la linea di credito (anche questa passa attraverso le banche statali) concessa in passato alle sole aziende del comparto manifatturiero. “Queste misure probabilmente non avranno effetto immediato. Ma nel medio termine dovrebbero riuscire a impedire ulteriori indebolimenti della congiuntura”, dicono ancora da Twi.

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E per i più scettici, che vogliono sempre trovare il pelo nell'uovo, che criticavano (non qui su questo forum, ma che spero leggano) sostenendo che dalla stesura dell'articolo il brasile era anche salito forte........... mettiamo il grafico della forza relativa del brasile nei confronti del benchmark mondiale SP500? Lo vogliamo vedere dal 24 marzo 2010, giorno dell stesura dell'articolo d'origine? CIAOOOOOO

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Detto da chi è fuori da mesi dal mercato finanziario e proprio ricordando le vicende legate ai titoli argentini, concordo con la visione di Hell.
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