Blog John T. Livingstone
Il disastro del golfo del Messico
Scritto da Lorenzo P. alias J.T.L. Mercoledì 19 Maggio 2010 09:58
Notizie & Mercati - Future Indici Opzioni Commodities
Dopo un lungo viaggio che mi ha riportato in Italia, sono finalmente sul posto di comando e a dire il vero sarebbe stato meglio aspettare un paio di giorni. Infatti sto continuando ad andare long sulla benzina da lunedi. Grosso errore!!!
Il primo motivo è che tra poco meno di due settimane inizia ufficialmente la driving season negli USA e la domanda di benzina dovrebbe, e sottolineo dovrebbe, cominciare a salire. Il secondo motivo è la mega macchia d'olio del golfo del messico che BP non riesce a fermare. Attualmente solo 1/5 del petrolio viene recuperato da una pompa sistemata dai robot sommergibili a un migliaio di metri sotto il mare. L'enorme quantità di petrolio che è già fuoriuscita sta provocando forse il più grave disastro ambientale della storia del petrolio. Parte di questo petrolio ha praticamente asfaltato il fondale marino, mentre una parte si sposta nel golfo seguendo le correnti marine mettendo a rischio ecosistemi molto fragili come la barriera corallina di fronte al largo della Florida. Tra i rischi che questa macchia d'olio potrebbe provocare ve ne sono due che potrebbero influenzare il prezzo degli energetici. Il primo riguarda la chiusura delle piattaforme di produzione situate nel golfo, infatti è palese che non è sicuro maneggiare idrocarburi quando si hanno quintali di materiale altamente infiammabile che galleggiano sotto i piedi. Il secondo riguarda la possibilità di chiudere la navigazione nell'area del Mississipi dove si trovano importanti punti di scarico di petrolio e LNG, nonchè alcune raffinerie che servono il mercato del sud.
Insomma il mercato attualmente sembra più preoccupato dello stato di salute dell'economia globale e non sta prezzando i potenziali effetti degli eventi sopra elencati.
Tecnicamente il petrolio potrebbe trovare supporto in area 67 - 66 dove vi sono supporti di lungo periodo, inoltre nel giornaliero appare piuttosto ipervenduto anche se gli indicatori di momentum non segnalano ancora un rallentamento del trend ribassista in atto. Una chiusura sotto i 66
Il grafico giornaliero della benzina segnala una condizione di ipervenduto mentre il prezzo sta testando la media mobile 200. Ancora però il momentum non segnala il rallentamento del trend ribassista in atto.
Attenzione all'euro perchè una discesa sotto 120 potrebbe ridurre le probabilità di rimbalzo portare i prezzi ancora più giù.
BP prepara un nuovo disastro, questa volta finanziario
Si rincorrono le voci di un possibile quanto imminente fallimento della British Petroleum. questa volta non sarebbe per colpa dell’ennesimo incidente ambientale ma degli ingenti scoperti sui derivati detenuti dal colosso britannico.
Il disastro ambientale è stato per mesi sotto gli occhi di tutti. Poi, come spesso accade in questi casi, all’annuncio che “la missione era compiuta”, ossia che dal fondo del mare non risaliva più verso la superficie la massa oleosa, dopo che per mesi tonnellate di petrolio sono state riversate nel Golfo del Messico, è calato il silenzio. Oggi, circolano notizie contrastanti. BP2 BP prepara un nuovo disastro, questa volta finanziarioC’è chi dice che i famosi gamberi bianchi della Louisiana sono più buoni che mai, che gli stessi crostacei hanno sviluppato nel loro organismo un batterio capace di mangiare, letteralmente, il petrolio. Dall’altro canto, invece, c’è chi sostiene che tutt’ora sulle spiagge della costa sudorientale degli Usa si trovano ancora numerosi animali (specie uccelli acquatici) morti e che il mercato ittico sconta uno stato di profonda crisi. Nessun americano o quasi, si fida ad acquistare pesce proveniente dalla zona in cui quell’ormai lontano 20 aprile la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della Brithish Petroleum, in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, posto ad oltre 1.500 metri di profondità, ha riversato per ben 106 giorni consecutivi milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano a largo delle coste della Luisiana, del Mississippi, dell’Alabama e della Florida, oltre alla frazione più pesante che ha formato ammassi catramosi per km sul fondale marino. È stato il disastro ambientale più grave della storia americana, avendo superato di oltre dieci volte per entità quello della petroliera Exxon Valdez nel 1989, allora nella glaciale Alaska. Eppure, secondo voci molto informate, La BP sta andando incontro ad un altro devastante disastro, questa volta finanziario.
C’ENTRANO ANCHE STAVOLTA I DERIVATI – Potrebbe essere un crack “AIG-stile”. Voci sempre più ricorrenti, riprese nel numero in edicola della rivista RollingStone vogliono che BP sia sull’orlo del fallimento e che se la società lo dichiarasse, si potrebbe innescare il caos nel sistema finanziario di mezzo mondo. Un terremoto che potrebbe essere paragonato a quello già avvenuto tra il 2008 e 2009 con i crack di importanti società di Wall Street. Una prima avvisaglia la si è avuta lo scorso 15 giugno, quando Barack Obama andò alla televisione per dire al popolo americano che non aveva intenzione di lasciare a BP alcuna facile scappatoia dalle sue responsabilità. “Faremo pagare BP per il danno da loro causato“, dichiarò l’inquilino della Casa Bianca, promettendo che sarà la stessa BP a risarcire le vittime e ad accollarsi il costo del risanamento ambientale per una cifra che si aggira per intorno ai 20 miliardi dollari. Il giorno dopo Wall Street fu percorsa da una vera e propria ondata di panico. Se il governo era seriamente intenzionato ad inchiodare BP alle sue responsabilità ci sarebbe stata una grave perdita per gli azionisti e non solo loro, visto che lo stato patrimoniale di BP non è più floridissimo. Qualcuno cominciò a far balenare il rischio di una possibile bancarotta. Voci che furono prontamente smentite ma che lasciarono più di un dubbio negli operatori finanziari di mezzo mondo.
BP NON È SOLO PETROLIO - A Wall Street, una società come BP non è solo una redditizia società di energia con un sacco di attività come piattaforme petrolifere, oleodotti e stazioni di BP prepara un nuovo disastro, questa volta finanziarioservizio, ma è anche una società che prende in prestito regolarmente centinaia di milioni di dollari per mantenere la propria attività in funzione. Sul suo debito, a Wall Street girano milioni se non miliardi di dollari in termini di contratti derivati e vari altri strumenti della cosiddetta finanza creativa. Quelli stessi strumenti che sono alla base dello schianto finanziario mondiale del 2008. BP, allora ha detto di essere sufficientemente solida per sopportare le perdite finanziarie derivanti dalla fuoriuscita di petrolio a largo del Golfo del Messico, aggiungendo di non sapere il perché del contemporaneo collasso delle sue azioni. Il costo delle operazioni ammonta, secondo la compagnia, a circa 1,43 miliardi di dollari (circa 1,19 miliardi di euro). Nell’economia globalizzata di oggi, non è necessario il permesso di un’azienda come BP (o di una casa in Florida, o di un paese come la Grecia) per scommettere sul loro debito. Non c’è limite al numero di volte che si può “scommettere” sullo stesso risultato: una società può avere contratto qualche milione dollari in prestiti ed obbligazioni, ma decine e decine di banche, hedge funds e altri operatori finanziari potrebbero cumulativamente scommettere 100 milioni di dollari sul rischio di insolvenza della stessa azienda, se questa riuscirà o meno a pagare in tempo i suoi creditori. Ecco perché, se un colosso grande come BP va sotto, può causare perdite al di là delle sue proprie passività: i derivati comprendono un’economia sommersa praticamente senza regole che, negli Usa, è 100 volte più grande del bilancio federale.
UK FINACIAL BOMB - Il giorno dopo il discorso di Obama, Wall Street ha improvvisamente deciso che BP non era più una buona scommessa. L’azienda ha provato a rifinanziarsi delle sue ingenti perdite con i derivati su crediti e fondi pensione che però oggi versano in grave crisi e stanno generando ingenti perdite. Lo status di BP è per cosi dire doppio. Gode di quello di società petrolifera (la più importante blue chips inglese) e di quello di essere anche una grossa finanziaria, che le permette di essere contrattata sia sui mercati azionari tradizionali (le borse) sia su quelli OTC (over the
imgname wall street touted bp stock during the gulf crisis 50226711 images bpstock BP prepara un nuovo disastro, questa volta finanziariocounter), quelli che trattano appunto i derivati e i credit default swap. Come sappiamo nei mercati OTC i rischi sono molto più elevati, mentre le regolazioni sono molto blande (per non dire inesistenti). BP possiede e partecipa attivamente in almeno il 18-20% di questo genere di contratti che circolano nei mercati OTC di tutto il mondo. Questo significa che se BP fallisce le conseguenze in termini finanziari saranno del tutto equivalenti a quelli della catastrofe naturale che ha causato nel Golfo del Messico, forse con un impatto persino peggiore di Lehman Brothers, visto che coinvolgerebbe direttamente anche il vecchio continente. Per molti analisti la bolla è prossima ad esplodere, è solo questione di tempo. C’è chi parla di settimane, più che di mesi.
GLI INTERESSI IN GIOCO SUL RATING - Il valore patrimoniale della British Petroleum si aggira intorno ai 250 miliardi di dollari. Ma una parte di questo è già stata messa in vendita a cominciare da diversi pozzi petroliferi e alcune partnership finanziarie. La società ha bisogno di liquidità, subito, almeno 10 miliardi di dollari. Dall’inizio della crisi nel Golfo del Messico, BP ha perso metà del suo valore di mercato. Del resto, nemmeno la voce ricorrente che vorrebbe l’ingresso nel suo capitale sociale di potenti gruppi arabi è riuscita a tranquillizzare i mercati. A giugno l’agenzia di rating Fitch, ha ribassato lo status di BP da AA a BBB. Se le altre due grandi sorelle del settore, Moody’s e Standard & Poor’s, dovessero a breve mutare il loro giudizio in senso analogo è molto probabile che i titoli BP scadano a livello junkies, ossia spazzatura come successo, per esempio, con i titoli di stato Greci. Tuttavia, c’è chi sostiene che Moody’s e Standard & Poor’s non agiranno, almeno nell’immediato, in tal senso poiché alcuni dei loro grandi investitori sarebbero al centro di un colossale conflitto d’interessi. Per esempio, Warren Buffet, che possiede nel suo portfolio azioni ed obbligazioni per molti milioni di dollari della BP.
A LONDRA CIRCOLA UNA BRUTTA ARIA – Anche nella City in molti si stanno convincendo che BP sia sull’orlo del precipizio e che se non ci sarà il fallimento quasi certamente dovrà essere venduta, magari spacchettando il suo impero, al miglior offerente. Per i fondi d’ investimento britannico che hanno investito negli anni cifre ingenti nella BP, considerata una cassaforte inviolabile, il disastro ambientale nel Golfo del Messico è stata una vera e propria disfatta in termini finanziari. Sembra che un sesto di tutti i dividendi pagati negli States siano originati dalla BP. Fondi investimento che a loro volta avevano nelle mani porzioni fondamentali del patrimonio, delle azioni e quindi dei dividenti stessi di BP, che vedono giorno per giorno sempre più assottigliarsi. In ambasce è anche il nuovo governo di David Cameron, al numero 10 di Downing Street si sostiene che BP non può scomparire, perché BP è di gran lunga uno dei maggiori contribuenti dell’isola e controlla una gran parte delle infrastrutture petrolifere del Regno Unito. Cameron ha annunciato che il suo governo farà tutto quanto è in suo potere per impedire una possibile vendita della BP a compagnie estere, specie quelle cinesi, arabe o russe. Tuttavia, i suoi consiglieri considerano più fattibile la vendita a quelle americane, che servirebbe anche a calmare i bollori di Obama dall’altra parte dell’oceano Atlantico. Con questi chiari di luna, Cameron sembra non avere troppe scelte. Prima o poi, dovrà intervenire con un nuovo pacchetto miliardario di salvataggio così come fatto da Brown per le grandi banche nel passato biennio. Una mazzata non indifferente sul Debito pubblico di Sua Maestà.
La situazione è delicata quanto tragica. Le notizie che arrivano hanno un po' di buffo (se si può usare un aggettivo simile per un tale disastro). Prima la guardia costiera canta vittoria, poi Obama frena, poi operazione top kill addirittura sospesa, infine l'ok federale per la ripartenza delle operazioni. Il tutto è davvero assurdo ed è abbastanza difficile vederci chiaro.
Ho letto ovunque e vi riporto quanto, al momento, mi è parso di capire. La falla è ancora aperta, l'operazione continua, ma in molti restano scettici. Chi ha guardato la webcam in questi giorni avrà notato un notevole cambiamento nella fuoriuscita. Alcuni scienziati, definiti dai media i "pessimisti", sono dell'idea che la sostanza che ora vediamo uscire più marroncina ed ad una maggiore pressione non sia altro che petrolio misto alle sostanze usate per il tentativo di tappare la falla (fanghi e sostanze chimiche sparate ad alta pressione). La falla starebbe quindi risputando fuori tutto e da qui la maggiore pressione d'uscita. Altri, ancora più pessimisti, ipotizzano che la colorazione più marroncina e la maggiore pressione sia dovuta al fatto che ora oltre al petrolio sta fuoriuscendo anche gas.
Intanto in questa situazione poco chiara delle operazioni, pare esserci una novità. Sarebbe stata individuato un nuovo "pennacchio" di fuoriuscita, anch'esso di notevole dimensione... usiamo ancora il condizionale dato che si sente davvero di tutto su questa storia per il momento.
Il petrolio sta scambiando a 75.3 ancora in rialzo (negli ultimi due giorni è passato da 67.5 a 75, ovvero il +11% e 7500 dollari a contratto CL).
LINK 1
LINK 2
Marea Nera di petrolio greggio nel Golfo del Messico – Si susseguono a ritmo frenato le notizie sul più grande disastro ambientale della storia degli Stati Uniti d’America. Facciamo il punto della situazione.
Poche ore fa BP ha ammesso che ha commesso un “errore fondamentale” prima dell’esplosione, dopo aver concluso un’indagine interna, nella quale viene spiegato che gli alti livelli della pressione nella piattaforma Deepwater Horizon quel tragico 20 aprile, dovevano far indurre i tecnici a intervenire rapidamente, potendo evitare così la morte di 11 persone. L’indagine, che ha analizzato oltre 105 mila pagine di documenti inviati da BP, Transocean, Halliburton e il produttore di meccanismi di prevenzione Cameron, sottolinea anche che i dati raccolti da BP presentano numerose carenze nelle attrezzature di produzione e di sicurezza.
“I dati suggeriscono che il personale ha cercato di intervenire per controllare l’alta pressione, ma poco dopo la fuga, la pressione e’ aumentata drammaticamente provocando la rapida esplosione”, si legge in una nota dei risultati dell’indagine.
I dirigenti di BP e Transocean saranno i prossimi a comparire davanti alle commissioni del Congresso americano, nella mattina di giovedì.
E’ iniziata nel frattempo l’operazione denominato “top kill” (operazione tappo) che prevede la chiusura della falla nel pozzo di petrolio da parte dei tecnici BP, dopo che le autorità Usa avevano dato il via libera alla procedura a seguito del parere di scienziati ed esperti. Dapprima si immetteranno circa 22 tonnellate di detriti nella falla, dopo di che’ la stessa verrà cementata a 1.
500 metri di profondità. La notizia è stata data attraverso il canale Twitter.
Ieri, BP ha dovuto fronteggiare un altro guasto in Alaska, a Fort Greely, a 150 km a sud di Fairbanks, nel nord dello Stato. L’oleodotto “Trans Alaska”, il cui maggior azionista è la società petrolifera britannica BP, è stata chiusa dopo un guasto che ha provocato la fuoriuscita di grandi quantità di greggio. L’oleodotto attraversa a metà l’Alaska, da nord a sud, per circa 1.300 Km. Persi circa 55mila barili pari a 8,7 milioni di litri di petrolio greggio. Evacuati inoltre per sicurezza 40 operai.
In fine, secondo il dipartimento degli Interni americano, che sta conducendo un’indagine richiesta direttamente dal presidente Barack Obama, l’Agenzia federale responsabile di regolare le trivellazioni off-shore negli Usa è oggetto dal 2007 di un’inchiesta che ha rivelato aspetti di corruttela fra i dipendenti. Gli ispettori che dovevano verificare la sicurezza dei pozzi nel Golfo del Messico ricevevano regali dalle compagnie petrolifere che controllavano. Le violazioni svelate dal documento citato dalla TV americana CNN, riguardano il periodo che va dal 2000 al 2008.
BP (British Petroleum), ormai cosciente che non potrà sfuggire alla giustizia americana, cerca di redimersi stanziando 500 milioni di dollari per una ricerca che valuti l’impatto ambientale della marea nera di petrolio che ha invaso il Golfo del Messico: “Questo sarà il punto di partenza di un processo di recupero e del miglioramento della capacità di risposta della società nel futuro”, l’amministratore della BP.
http://martinkronicle.com/2010/05/06/cr ... ng-higher/
o il petrolio raddoppia e il gas rimane fermo, o il petrolio si ferma e il gas si annulla
o il petrolio quadruplica e il gas raddoppia .
insomma meglio vendere gas e comprare oil
ciao astro
io credo che nel breve-medio periodo il rapporto oil/gas sia destinato a riportarsi a livelli più bassi, pertanto io sono più propenso a vendere oil e a comprare gas adesso.
Ma come hai fatto te , anch'io preferisco ancora comprare entrambi.
Il tracciato degli uragani più pericoloso, per potenza accumulata nelle acque calde, e di maggior interesse per i prezzi del petrolio è proprio quello che dall'Atlantico entra nel Golfo da Cuba dirigendoci proprio verso New Orleans. Esattamente dove si sta consumando questo disastro della BP.
Ora, mi chiedevo ... un uragano porta con sè venti molto forti (quando è nel Golfo ancora più forti, dato che al landfall scarica potenza) e probabilmente influisce molto anche sull'aspetto marino. Al passaggio degli uragani nel Golfo l'uragano trae potenza dalle acque calde che cedono calore; in seguito al passaggio le acque sono più fresche di qualche grado. E quindi .... può il passaggio, o il mancato passaggio, di uragani nelle prossime settimane essere causa di variazioni importanti all'attuale situazione che hai descritto?
Non oso immaginare dove potrebbe portare il petrolio un uragano tipo katrina. comuque un uragano diretto verso le piattaforme di produzione le farebbe chiudere per ragioni di sicurezza e probabilmente la chiazza gigante potrebbe ulteriormente ritardare la ripresa della produzione.
Questo disastro è molto probabilmente il peggiore che si sia mai verificato, i danni ecologici saranno molto elevati, i danni economici pure (pesca interrotta per anni) un duro colpo al piano obama di aprire nuovi pozzi offshore
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Era meglio quando si stava peggio!
Scritto da jtlivingstone - Sabato, 24 Settembre 2011 22:58
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