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Blog John T. Livingstone

RIMM vs AAPL

Notizie & Mercati - Azionario Estero

Oggi incredibilmente mi esprimero' sulle azioni. Tutti conoscete Apple e Research In Motion, il secondo e' creatore del Blackberry. Ebbene oggi mentre sentivo la CNBC il reporter Bob Pisani ha fatto notare che nonostante sia molto vicina l'uscita del PlayBook, il nuovo prodotto anti I-Pad 2 della RIMM, l'azione era sui minimi da un mese. Subito ho pensato a Apple che sta facendo i miliardi con i suoi prodotti , carini ma a mio avviso piu' cari della concorrenza  e mi sono chiesto, non sara' forse il caso di scommettere su RIMM contro AAPL?

Cosi' ho messo a confronto le due azioni ed e' uscito fuori qualcosa di sorprendente, almeno secondo me.

Attualmente ci si compra circa 6 azioni RIMM per ogni azione AAPL venduta, quindi mettendo lo spread su un grafico e' venuto fuori questo:

6rimm1aapl
Non voglio dire che Apple sia un'azienda arrivata, ma forse e' un pochino sopravvalutata, mentre mi pare di vedere che RIMM sia un po' troppo sottovalutata. E che cosa e' successo in un anno? Non dico che lo spread debba ritornare a 700, sicuramente AAPL e' piu' solida e avra' mangiato un bel po' di clienti a RIMM, ma non credo che RIMM in un anno sia diventata un'azienda di incapaci.

SI vede chiaramente che non sono un analista di azioni tech, e che mi baso su quello che vedo da un grafico.

Comunque per me e' il momento di shortare AAPL e comprare RIMM.

Certo come tutte le attivita' speculative ci sono molti rischi, soprattuto sulla parte short.

Vendere azioni allo scoperto e' molto rischioso poiche' si puo' incorrere in uno short squeeze e venire letteralmente polverizzati. Qualcuno forse ricordera' il drammatico caso della Volkswagen nell'Ottobre 2008 passata da 200 euro a oltre 1000 euro nel giro di due giorni per effetto di un'offerta della Porsche che deteneva gia' un elevato numero di azioni. La Volkswagen divenne per qualche giorno l'azienda con la capitalizzazione piu' elevata di tutto il mondo, pur non avendo i fondamentali. Il mega short squeeze distrusse il portafoglio del miliardario tedesco Adolf Merkle che entrato in depressione per la mega perdita si suicido' poche settimane dopo.

 Pertanto a meno che non si abbiano le spalle molto grosse e' meglio andarci piano con il numero di spread da mettere in piedi. Ricordo tra l'altro che molte banche non permettono lo short selling oppure chiedono un margine molto elevato rendendo di fatto impossibile shortare le azioni.

Un altro modo potrebbe essere shortare sinteticamente con le opzioni, ma limitare il rischio di upside su AAPL e il downside su RIMM (non si sa mai che il titolo venga travolto da qualche news inimmaginabile). Ovvero vendere call spread AAPL e/o comprare put (o meglio ancora put spread) contemporanemente vendere put spread RIMM e/o comprare call RIMM (o meglio ancora call spread).
Sarebbe meglio mantenere il rapporto 6 RIMM per ogni AAPL.

Ricordo che le opzioni su entrambe le azioni sono liquidissime e sono contrattabili sul circuito OPRA, in Italia sono sicuro che ce ll'ha anche IWBANK anche se le commissioni possono essere care, giusto per non fare nomi. Ogni opzione ha come sottostante 100 azioni del titolo specificato.

Insomma se avete abbastanza dimestichezza potete provare a fare qualche giochino con le due azioni, io intanto ho venduto call spread AAPL e ho venduto put spread RIMM.

ATTENZIONE CON IL TRADING SU FUTURE E OPZIONI SI CORRE IL RISCHIO DI SUBIRE PERDITE ELEVATE, ANCHE SUPERIORI A QUANTO VERSATO INIZIALMENTE SUL PROPRIO CONTO. ASSICURARSI DI AVER COMPRESO CORRETTAMENTE IL POTENZIALE DELL'EFFETTO LEVA.

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Commenti dal Forum
venerdì, 29 aprile 2011 01:34
RIMM -9% in after dopo annuncio calo vendite BlackBerry
giovedì, 21 aprile 2011 14:51
Attenzione a questa notizia che potrebbe generare cause legali non indifferenti, anche se non nell'immediato...


http://applemania.blogosfere.it/2011/04 ... menti.html
giovedì, 21 aprile 2011 12:51
DI EIFION REES
theecologist.org
iphone-parallels.jpg

Nonostante profitti miliardari e generose lodi per le sue capacità di innovazione tecnologica, Apple è sempre più criticata per la sua politica per quanto riguarda la tutela dei lavoratori e la responsabilità ambientale. Un articolo di Elfion Rees su questa azienda non inappuntabile

Sempre più sottile, più leggero, più veloce… Il nuovo iPad 2 è l’ultimo di una lunga lista di apparecchi touch-screen prodotti da questo gigante dell’informatica.
Arriva sul mercato solo dodici dopo il primo iPad e dopo l’iPhone di quarta generazione. Dal lancio del primo iPhone nel 2007, gli smartphone e i minicomputer della Apple si sono massicciamente imposti sui mercati mondiali. Ma da qualche anno si sono moltiplicate anche le critiche alla Apple per la sua politica poco rispettosa tanto dei lavoratori quanto dell’ambiente: uso di sostanze chimiche tossiche, scarsa trasparenza nelle forniture e totale indifferenza all’ecologia.

Contrariamente a ciò che fanno altre compagnie del ramo, Apple si rifiuta di formulare scadenze per limitare l’emissione di gas a effetto serra e di pubblicare i cosiddetti CSR, i rapporti di responsabilità sociale dell’azienda. Alle critiche ha risposto solo in parte e tardivamente, mentre da un pioniere del settore ci si aspetterebbe ben altro comportamento per quanto riguarda l’impatto sociale e ambientale dei suoi prodotti.

Enormi profitti

Nel mondo ci sono oggi oltre 41 milioni di iPhone, iPad e iPod Touch; queste vendite hanno fatto di Apple l’impresa tecnologica di maggior valore sul mercato planetario. Solo quattro anni or sono il sistema operativo sui cui si basano gli i-device semplicemente non esisteva; oggi rappresenta il 40% dei suoi introiti. L’azienda ha registrato, solo nel quarto trimestre 2010, profitti per 6 miliardi di dollari.
Ma questo spettacolare risultato si fonda sulla costante creazione di nuovi prodotti con migliori prestazioni, il che provoca una certa frustrazione fra ambientalisti e consumatori.
“Apple ha un ritmo eccezionalmente rapido di uscita di nuovi prodotti, gadget che inghiottono enormi risorse sia per produrli che per usarli – dice Tom Dowdall, di Greenpeace – e i consumatori vedono i loro acquisti superati in un solo anno. Questo sistema, ormai tipico del mercato dell’elettronica, è insostenibile. Apple cerca di battere la concorrenza accelerando ancora i ritmi e di certo nessun'azienda può rispettare i criteri della sostenibilità ambientale quando la sua politica di vendite punta su consumi in costante crescita.”
Ma è certo che, con i prezzi delle azioni Apple saliti a 200 dollari l’una, gli azionisti non accetteranno alcun cambiamento nelle politiche di mercato. Anzi, nel febbraio dello scorso anno votarono per respingere ogni proposta volta a fornire un rapporto di sostenibilità ambientale e rifiutarono di creare un apposito comitato su questo tema.

I lavoratori cinesi intossicati

La Cina non è soltanto un immenso mercato potenziale (Apple progetta di aprirvi 25 grandi negozi nei prossimi due anni), ma è anche il luogo in cui si producono gran parte dei prodotti Apple e dei loro componenti. Un vero abisso separa le luci sfolgoranti di Pechino (dove il primo megastore fu aperto nel 2008) e le fabbriche in cui si producono iPad e iPhone. E la mancata trasaparenza dell’azienda sui propri fornitori non migliora la situazione.
Parecchi sono gli incidenti registrati e documentati negli ultimi anni. Decine di lavoratori in una fabbrica di Suzhou gestita dall’azienda taiwanese Wintek sono stati intossicati nel 2010 dal n-esano, una sostanza nociva usata per pulire alcuni componenti fra cui i notissimi touch-screen della Apple. Due operaie di una fabbrica presso Shangai hanno fatto mesi di ospedale dallo scorso ottobre dopo aver usato lo stesso n-esano per incollare e lucidare il logo della Apple sui laptop e sugli iPhone. Sempre in ottobre un rapporto dell’associazione "Students and Researchers against Corporate Misbehavior" (SACOM) segnalava casi di abusi e maltrattamento ai danni dei lavoratori nelle fabbriche cinesi della Foxconn Electronics, fornitrice della Apple. Una serie di dipendenti della Foxconn si sono suicidati nel 2010: in agosto erano già 14.
Secondo i portavoce dell’azienda, “controlli sistematici sono stati condotti fin dal 2006 sui comportamenti seguiti dai fornitori”, ma siccome i nomi di questi ultimi sono tenuti segreti è praticamente impossibile verificare.

Apple, la marca dello sfruttamento

Nel gennaio di quest’anno, l’Institute of Environmental and Public Affaire, una ONG con sede a Pechino, ha pubblicato un rapporto riguardante 29 multinazionali della tecnologia attive in Cina. Le trentasei ONG che hanno contribuito alla ricerca chiamata “L’altra faccia di Apple” l’hanno classificata all’ultimo posto per quanto riguarda “la responsabilità e la trasparenza della Apple verso la salute umana e l’ambiente”. Dopo una lunga ricerca in merito a sette dei suoi fornitori, il rapporto definì Apple “una marca dello sfruttamento, che basa la produzione sui subappalti, senza protezione adeguata per i lavoratori”. Il direttore dell’Istituto, Ma Jun, aggiunse che Apple aveva rifiutato di cooperare alla ricerca sul dubbio comportamento dei suoi fornitori e accusò l’azienda di mettere al primo posto il prezzo e la qualità dei prodotti, a scapito del rispetto verso l’ambiente e di ogni senso di responsabilità sociale. Le aziende in subappalto, precisò, sono spinte a prestazioni estreme per riuscire a aggiudicarsi i contratti di fornitura. Inoltre Apple ha dimostrato una spaventosa indifferenza ad ogni comportamento responsabile verso le ONG, verso la comunità, perfino verso i lavoratori intossicati.”
Apple si è finalmente decisa a rispondere solo il mese scorso, pubblicando un rapporto sulle responsabilità dei suoi fornitori (Apple Supplier Responsibility: 2011 Progress Report), in cui si ammette che 137 operai hanno subito un’intossicazione da n-esano. Il rapporto segnala inoltre di aver scoperto 91 bambini lavoratori in 10 fabbriche dei suoi fornitori. L’anno precedente, in solo tre fabbriche, ne erano stati trovati undici.
Tom Dowdall, di Greenpeace International, riconosce che Apple ha fatto progressi, ma che molto resta da migliorare, ad esempio nel mantenere la promessa di eliminare l’uso di sostanze tossiche. Maggiori informazioni in proposito si possono trovare sul sito della Apple, nella sezione dedicata alle politiche ambientali. Resta la netta impressione che se Apple saprà mettersi al primo posto in questo campo, ciò sarà unicamente dovuto all’insistenza delle campagne lanciate dall’esterno: il suo direttore generale, Steve Jobs, aveva affermato che Apple aveva un programma ambientale già nel 2007, ma le sue parole erano giunte solo in risposta a una vigorosa campagna promossa da Greenpeace sotto il nome di "Green My Apple". Jobs sostenne allora che l’azienda preferiva annunciare risultati piuttosto che programmi d’azione.

Tutta colpa di Steve Jobs?

Nella sua prima Guida all’Elettronica Verde pubblicata nel 2006, Greenpeace aveva messo Apple agli ultimi posti fra le aziende del settore e aveva auspicato una campagna d’azione specificamente mirata alla Apple, per indurre questo leader delle vendite a diventare anche un leader nella protezione dell’ambiente. Invece, quando la nuova Guida fu pubblicata nel 2010, Apple era arretrata dal quinto al nono posto a causa del suo scarso impegno nel riciclo delle materie plastiche, nell’uso delle energie rinnovabili e nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Secondo Dowdall, un immediato miglioramento consisterebbe nell’adozione di un programma globale di riciclo, ricuperando e riusando i materiali provenienti dai suoi vecchi prodotti e facendo in modo che i servizi collegati al cloud computing siano alimentati da energie rinnovabili.

Gideon Middleton, docente di business e cambiamento climatico all’Università dell’East Anglia, dice che la riluttanza di Apple ad assumere serie responsabilità sociali e ambientali è dovuta a un solo uomo: il suo fondatore, Steve Jobs. “Perfino un’azienda come Wal-Mart si sforza di indurre i suoi fornitori e subappaltatori in Estremo Oriente a rispettare le regole in materia di cambiamento climatico e di responsabilità sociale. E’ assurdo che Apple non faccia lo stesso. Per spiegare questo atteggiamento da parte di un’azienda che per altri versi è encomiabile occorre esaminare i principi che animano i suoi dirigenti. Potremmo ipotizzare che ad opporsi a queste scelte sia lo stesso Steve Jobs. Sarà interessante vedere chi sostituirà Jobs alla testa dell’azienda se gli accadrà di dimettersi a causa delle sue cattive condizioni di salute, aggiunge Middleton . “Se il posto non andrà a una persona con un approccio più responsabile, etico e sensibile alle questioni ambientali, Apple continuerà a cedere alle pressioni finanziarie immediate che spingono a sfornare sempre più in fretta prodotti sempre nuovi. “

(Sul tema è stato richiesto un commento alla Apple che ha però rifiutato di rispondere a domande precise).

Eifion Rees
Fonte: http://www.theecologist.org
Link:http://www.theecologist.org/News/news_analysis/837185/apple_the_hidden_costs_of_your_ipad_and_iphone.html
04.04.2011
giovedì, 21 aprile 2011 01:36
trimestrali aapl buone, unico neo le guidance per il terzo trimestre

prima della trimestrale ho coperto parzialmente vendendo un put spread 310/300
quindi ora mi trovo con un iron condor, un po' zoppo a dire il vero perche' ho venduto piu' call spread che put spread

ma lo strike del call spread era, almeno fino a ieri sera abbastanza lontano strike 370/380

certo il potenziale di perdita e' elevato ma non terrei l'iron condor in caso il prezzo entrasse in area ATM per le opzioni

per RIMM ho venduto put spread 50/47.50
martedì, 19 aprile 2011 04:06
Domani (oggi in Italia) lancio del Playbook di RIMM che parte contro i favori del pubblico.

Intanto pero' lo spread sta salendo piano piano ecco un aggiornamento

da -17 della mia entrata siamo passati a -2 e spiccioli

credo che ci sia spazio per salire ancora, ma occhio a domani (oggi in italia) per RIMM e soprattutto a dopodomani (domani in Italia) con la trimestrale AAPL
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