Calendario FDA e EMEA delle scadenze che potrebbero influenzare l'andamento dei titoli delle aziende Farmaceutiche.
Come l'approvazione alla commercializzazione dei farmaci che potrebbero letteralmente rivoluzionare i fondamentali delle società coinvolte.
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Cos’è più prezioso dello zafferano? Quello falso.
Scritto da CerealKiller Domenica 02 Ottobre 2011 11:51
Notizie & Mercati - Biotech & Farmaceutici
Una delle sfide più ardue da vincere per gli antitumorali è quella di essere efficaci contro le cellule cancerogene senza arrecare danno ai tessuti sani. Ci si prova in ogni maniera. Ho parlato di ThermoDox di CLSN, una doxorubicina liposomiale che si accumula (dovrebbe farlo, aspettiamo l’analisi ad interim della fase 3) nel tessuto tumorale per poi inondarlo del principio attivo, una volta che una leggera ipertermia causa lo sciogliersi del rivestimento lipidico. Ho parlato del sistema di DCTH, per dosare quantitativi di farmaco superiori al normale, restringendo il loro impiego al solo organo malato. Per farlo impiegano cateteri ed apparecchiature per filtrare il sangue, ripulendolo dal chemioterapico. Ora ci si prova con lo zafferano. Col falso zafferano per essere precisi.
La colchicina estratta del Colchicum autumnale, il cosiddetto falso zafferano, è un alcaloide utilizzato in bassi dosaggi nel trattamento dell’artrite gottosa e sperimentalmente in altre patologie. Non viene impiegata nel trattamento dei tumori per via della sua tossicità, ma sembra che anche questo ostacolo sia aggirabile a detta dei ricercatori dell’Institute for Cancer Therapeutics (ICT).
Un buon motivo per salvare questa pianta, anzi, per coltivarne altre.
Il meccanismo che trasforma la colchicina da un veleno ad un farmaco chiamato ICT2588 è ingegnoso. Si aggiunge una componente che priva la sostanza della sua tossicità ed una volta che questa si è diffusa nel tumore un tumore presente solo nelle cellule cancerogene (MMT1) ripristina il composto originale, cioè la colchicina, la quale impedisce la formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrano il tumore.
Stiamo parlando di preclinica, ovvio. Nei modelli murrini il farmaco ha indotto la remissione totale in più della metà dei tumori trattati dopo una sola iniezione.
Secondo Medical News Today i ricercatori starebberò già negoziando con uno sponsor il finanziamento necessario per i primi studi clinici. Non è garantito che su pazienti umani abbia lo stesso effetto, ma è una speranza in più, in particolar modo per quanto riguarda i tumori solidi.
Buona domenica!
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