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Scritto da vulcan900 Mercoledì 30 Marzo 2011 13:29
Una delle critiche dell’euro si riferisce al fatto di adottare un singolo tasso di interesse per tutti i paesi nonostante le diverse variabili di ogni nazione (c’e’ gia’ un blog dedicato a cio’); qui voglio mostrare una ricerca (ex-post) sulla congruita’ di tale politica e degli effetti che il rialzo dei tassi potra avere sui periferici.
Innanzitutto e’ necessario chiarire cosa sia la Taylor rule oppure i grafici diventano incomprensibili: la Taylor rule e’ un modello matematico sviluppato da uno studioso americano per comprendere la politica della FED e (senza scendere nei dettagli) spiega i tassi ufficiali come una combinazione di crescita del PIL e inflazione.
La regola di Taylor e’ stata applicata con successo anche a diverse banche centrali, compresa la BCE.
In questo studio: http://ftalphaville.ft.com/blog/2011/03/30/531491/taylor-fied-of-eurozone-interest-rate-policy/ si confronta la crescita del PIL (sull’asse verticale) con la differenza tra tasso della BCE e tasso stimato dalla Taylor rule.
Dopo l’adozione dell’euro avere un singolo tasso di interesse per tutti i paesi ha portato ad un eccessivo indebitamento di alcuni paesi (in particolare Grecia, Irlanda Spagna e Portogallo), in particolare da parte dei privati in relazione alal crscita del PIL; cio’ ha contribuito in maniera significativa alla crescita economica, in particolare in Portogallo e Grecia i consumi privati hanno pesato per l’80% della crescita dal 2000 a meta’;
Dal grafico si vede che i tassi in Irlanda sono stati circa 3% piu’ bassi di quanto avrebbe richiesto la regola di Taylor.
Da quando e’ scoppiata la crisi nel 2008 questa dinamica si e’ invertita ed in Irlanda i tassi sembrano essere 8% piu’ alti di dove dovrebbero stare.
Il rapporto tra debiti e PIL non sta scendendo (probabilmente perche’ il PIL sta scendendo rapidamente), inoltre la necessita’ di ridurre i debiti e’ stata meno pesante perche’ gan parte delle quote di mutui di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo sono a livelli inferiori di prima della crisi, grazie al fatto che sono in gran parte a tasso variabile.
Ma se ora la BCE cominciasse ad alzare i tassi in risposta alle pressioni inflazionistiche che stanno comparendo in Germania (dove la disoccupazione e’ ai livelli piu’ bassi dalla riunificazione) cio’ potrebbe portare a pressioni sulla sostenibilita’ del debito da parte dei paesi periferici.
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